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28.07.2026
Così le cellule “spengono” i loro interruttori molecolari
Una ricerca dell’Istituto Officina dei Materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste (Cnr-Iom) ha contribuito a chiarire uno dei meccanismi fondamentali di funzionamento del sistema cellulare, cioè il processo attraverso cui determinate proteine – le Rho GTPasi, che regolano processi quali l’organizzazione del citoscheletro, il movimento cellulare e la comunicazione tra le cellule– si “disattivano” dopo aver svolto la loro funzione.
Lo studio, coordinato dalle ricercatrici di Cnr-Iom Angela Parise e Alessandra Magistrato, è pubblicato sul Journal of the American Chemical Society (JACS). Le Rho GTPasi sono proteine che agiscono come interruttori molecolari: alternano uno stato “acceso” e uno “spento”. Quando questo sistema di regolazione viene alterato, possono svilupparsi diverse patologie, tra cui tumori e metastasi. Comprendere nel dettaglio come questi interruttori si attivano e si disattivano rappresenta quindi un’importante sfida per la biologia molecolare e la medicina.
Grazie a simulazioni computazionali avanzate, che combinano dinamica molecolare classica e metodi quantistici, le ricercatrici sono riuscite a osservare con risoluzione atomica il meccanismo con cui la proteina RhoA origina la reazione chimica che determina il passaggio dalla forma attiva a quella inattiva. “Lo studio ha identificato un meccanismo finora sconosciuto”, spiega Angela Parise (Cnr-Iom), prima autrice dello studio. “Durante la reazione, una glutammina – un amminoacido presente nel sito attivo della proteina – cambia temporaneamente struttura, comportandosi come una sorta di navetta che trasferisce protoni e rende possibile la reazione chimica. Al termine del processo, l’ingresso di molecole d’acqua permette alla proteina di ritornare nella configurazione iniziale, pronta per un nuovo ciclo di attività. Questo modello risolve un dibattito aperto da anni sul funzionamento delle Rho GTPasi”.
“Per noi è stato particolarmente importante riuscire a ricostruire, passo dopo passo, l’intero meccanismo della reazione. L’integrazione tra simulazioni molecolari avanzate e dati strutturali ci ha permesso di osservare passaggi fondamentali che finora erano rimasti invisibili e di proporre un nuovo meccanismo d’azione di queste proteine”, afferma Alessandra Magistrato, dirigente di ricerca del Cnr-Iom. “La possibilità di seguire il movimento degli atomi durante la reazione ci ha consentito di comprendere come la proteina riesca a disattivarsi e a tornare pronta per un nuovo ciclo. Si tratta di un approccio che potrà essere applicato anche allo studio di molte altre proteine coinvolte nella regolazione delle funzioni cellulari”.
Applicare simulazioni molecolari avanzate allo studio di proteine e acidi nucleici coinvolti in processi patologici è proprio uno dei focus di ricerca del gruppo di ricerca del Cnr-Iom, con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
(Ufficio Stampa del CNR)
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Dai nostri campus
23.07.2026
Dr. Schär inaugura a Trieste un nuovo impianto pilota R&D di ultima generazione
Dr. Schär compie un nuovo passo nella propria strategia di innovazione applicata alla nutrizione specifica inaugurando, nelle vicinanze del Dr. Schär R&D Centre nell’Area Science Park di Trieste, un impianto pilota ad alta tecnologia progettato per essere utilizzato anche con l’intelligenza artificiale per accelerare lo sviluppo dei prodotti e ottimizzare il passaggio dalla ricerca alla produzione industriale, a supporto delle principali aree di attività dell’azienda, dal gluten-free alla medical nutrition, rafforzando il ruolo del Centro come riferimento internazionale per l’innovazione dell’azienda.
Realizzato con un investimento di circa 1,2 milioni di euro, il nuovo impianto si estende su una superficie di 453 metri quadrati ed è completamente cablato e digitalizzato. La struttura consente di raccogliere e analizzare in modo integrato i dati provenienti dai diversi macchinari, facilitando un’evoluzione significativa nelle modalità di sviluppo e validazione delle formulazioni. In questo contesto, sviluppo tecnologico e attenzione alla sostenibilità convergono per sostenere l’evoluzione dei processi e garantire standard qualitativi sempre più elevati, in linea con la visione dell’azienda altoatesina: trasformare la nutrizione specifica in un’esperienza quotidiana capace di unire scienza, sicurezza e piacere del cibo.
“Questo investimento rappresenta un passo significativo nel percorso di evoluzione del nostro modello di innovazione perché ci consente di rafforzare in modo concreto l’integrazione e la continuità tra ricerca e sviluppo industriale. Il nostro obiettivo è accelerare la trasformazione delle conoscenze in soluzioni applicabili su scala e ampliare ulteriormente il potenziale della nostra attività, anticipando le esigenze future della nutrizione specifica e contribuendo a guidarne l’evoluzione a livello globale.” – Virna Cerne, Senior Director of Global Research & Development del Dr. Schär R&D Centre.
Il nuovo impianto pilota si inserisce in un ecosistema consolidato e altamente specializzato. Il Dr. Schär R&D Centre, inaugurato nel 2003, riunisce un team di 35 ricercatori impegnati nello sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie, con competenze che spaziano dalla chimica degli alimenti alle biotecnologie, fino allo studio delle materie prime e all’implementazione di progetti agronomici. L’attività comprende anche l’individuazione di soluzioni per il packaging e la valutazione sensoriale dei prodotti, supportata da panel dedicati, e accompagna tutte le fasi, dalla progettazione dei prototipi fino allo scaling up nei 12 stabilimenti produttivi dell’azienda, includendo test su scala intermedia per verificare e ottimizzare le ricette prima della produzione industriale.
“Questo approccio integrato ci consente di valorizzare appieno le competenze trasversali del nostro team, di lavorare su ambiti applicativi sempre più ampi e complessi e di ampliare progressivamente il nostro perimetro di azione – continua Cerne – In questo modo possiamo mettere le nostre conoscenze scientifiche e tecnologiche al servizio di esigenze nutrizionali diverse, sviluppando soluzioni sempre più mirate, efficaci e rispondenti ai bisogni concreti delle persone.”
Accanto al gluten-free, mercato in cui l’azienda è leader globale, la ricerca si estende anche alla medical nutrition, con lo sviluppo di prodotti a ridotto contenuto proteico per l’insufficienza renale e di soluzioni nutrizionali per diete chetogeniche, utilizzate nel trattamento di epilessie farmaco-resistenti e disordini metabolici, oltre a nuove aree emergenti di applicazione nutrizionale.
Un impegno costante che si traduce in un patrimonio di know-how consolidato, testimoniato da 15 famiglie di brevetti (43 brevetti individuali) e in un approccio integrato che combina qualità nutrizionale, sicurezza, gusto e sostenibilità lungo l’intera filiera.
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18.06.2026
Delegazione del Kosovo, guidata dalla Ministra Kusari Lila, visita Area
Una delegazione della Repubblica del Kosovo guidata dalla Ministra dell’Industria, dell’Imprenditoria, del Commercio e dell’Innovazione, Mimoza Kusari Lila, ha visitato oggi Area Science Park con l’intento di conoscere le attività dell’ente nazionale di ricerca e approfondire il modello di sviluppo e gestione del suo parco scientifico e tecnologico.
Assieme alla Ministra anche l’Ambasciatrice della Repubblica del Kosovo in Italia, Nita Shala, entramba a Trieste per partecipare al forum economico “Doing Business in Kosovo”, appuntamento dedicato al rafforzamento delle relazioni economiche, commerciali e degli investimenti tra il Kosovo e il Friuli Venezia Giulia.
Ad accogliere la Ministra Kusari Lila e l’ambasciatrice Shala, la Presidente di Area Science Park, prof. Caterina Petrillo che ha illustrato il modello sviluppato da Area Science Park: un ecosistema di ricerca e innovazione consolidato che, di recente, ha integrato al suo interno infrastrutture di ricerca e tecnologiche.
L’interesse della delegazione nasce dal progetto avviato dal Governo kosovaro per trasformare un’ampia area dismessa a Prizren in un ecosistema dell’innovazione capace di integrare ricerca, trasferimento tecnologico, imprenditorialità innovativa e attrazione di investimenti. La delegazione ha, inoltre, approfondito diversi aspetti: dalla logistica all’offerta di servizi, dalla sostenibilità alla gestione degli insediamenti.
“Siamo stati lieti di poter accogliere oggi la delegazione del Kosovo e di condividere esperienze e buone prassi maturate e sperimentate in quasi cinquant’anni dall’istituzione dell’ente”, ha dichiarato la Presidente di Area Science Park, Caterina Petrillo. “Area può contare su una consolidata esperienza nel capacity building e nella condivisione di modelli, competenze e strumenti a supporto dello sviluppo di ecosistemi di ricerca e innovazione. Mettere questo patrimonio di conoscenze a disposizione di realtà impegnate in percorsi di trasformazione rappresenta per noi un’importante opportunità di collaborazione e scambio”.
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Istituzionale
03.06.2026
Sviluppare un nuovo dispositivo per la diagnosi precoce del melanoma
Rendere la diagnosi precoce del melanoma più rapida e accessibile, realizzando un prototipo funzionante in laboratorio. È l’obiettivo del progetto europeo “Thz-Skin Pathfinder Open”, finanziato dal programma Eic della Commissione Europea, che mira a rivoluzionare la diagnosi del melanoma, creando uno strumento portatile in grado di identificare le macchie pericolose della pelle in pochi secondi, senza bisogno di bisturi o biopsie. Il cancro della pelle causa oltre 36.000 morti all’anno nell’Unione Europea e anticiparne il prima la diagnosi è un fattore di prevenzione decisivo.
Al progetto, coordinato dalla University of Eastern Finland, partecipa con un ruolo importante Elettra Sincrotrone Trieste, con il gruppo guidato da Giuseppe Cautero.
L’idea di base è che le cellule sane e quelle malate reagiscano in modo differente se esposte alle onde elettromagnetiche nella regione spettrale del terahertz (radiazioni invisibili), a causa della diversa composizione chimica, del contenuto d’acqua e della struttura delle membrane. Il primo passo sarà mappare queste differenze per creare una libreria aperta di “impronte spettrali” dei tumori, che servirà ad addestrare algoritmi di intelligenza artificiale.
Sviluppato a partire dal precedente progetto Attract, il sensore è composto da una matrice di risonatori micromeccanici, una sorta di micro molle che fungono da pixel. Quando investite dalle radiazioni terahertz, le molle si scaldano cambiando frequenza. Il risultato è un’immagine iperspettrale che rivela il “colore” della radiazione emessa dalla pelle, che può essere associato allo stato sano oppure malato delle cellule.
Il team di Elettra si occupa della progettazione dell’elettronica di controllo e di acquisizione in grado di “ascoltare” in tempo reale i minimi cambiamenti di frequenza delle micro molle. La sfida principale nei prossimi quattro anni sarà sconfiggere il rumore di fondo, che rischia di coprire i segnali debolissimi emessi dalle cellule.
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melanoma
29.05.2026
Giovanni Comelli nuovo Presidente di Elettra Sincrotrone
Il professor Giovanni Comelli è stato nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione di Elettra Sincrotrone Trieste S.C.p.A., la società d’interesse nazionale senza fini di lucro che gestisce una delle più avanzate infrastrutture di ricerca al mondo basate sull’uso della luce di sincrotrone e dei laser a elettroni liberi.
Professore ordinario di Fisica Sperimentale della Materia e Applicazioni all’Università degli Studi di Trieste, autore di oltre 250 pubblicazioni scientifiche e attivo in numerosi programmi di ricerca e infrastrutture scientifiche nazionali ed europee, Comelli è stato designato membro del nuovo Consiglio di Amministrazione dal Ministro dell’Università e della Ricerca (MUR) On. Anna Maria Bernini e nominato Presidente dall’Assemblea dei soci. Raccoglie il testimone dal professor Alfonso Franciosi, entrato in quiescienza dall’Università di Trieste, che conclude un servizio di oltre vent’anni alla guida della società.
Elettra Sincrotrone Trieste è partecipata da Area Science Park, socio di maggioranza con il 55 ,87% del capitale sociale, dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (35,87%), dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (4,62%) da Invitalia Partecipazioni S.p.A. (3,64%).
“La nomina di Giovanni Comelli, componente designato dal MUR, alla Presidenza di Elettra Sincrotrone rappresenta una scelta di continuità e allo stesso tempo di sviluppo e rilancio per la Società” ha dichiarato la Presidente di Area Science Park, Caterina Petrillo che ha aggiunto “Con Giovanni Comelli si assicura ad Elettra un solido ruolo nel sistema della ricerca nazionale e una rinnovata prospettiva in chiave internazionale. Le sue competenze, unite a una solida visione strategica e una elevata apertura alla collaborazione, costituiscono elementi fondamentali per rafforzare le relazioni con Area Science Park. Ci aspettiamo di lavorare assieme a nuove progettualità e iniziative capaci di accrescere la competitività scientifica e tecnologica del Paese. Sono certa che il professor Comelli saprà contribuire in modo significativo a consolidare il ruolo di Trieste come punto di riferimento internazionale per la scienza e l’innovazione. Un ringraziamento speciale va al Presidente uscente Prof. Franciosi per aver guidato la società fino ad oggi”.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione è ora composto dal professor Giovanni Comelli (Università degli Studi di Trieste), Presidente, dalla prof.ssa Anna Gregorio (Università degli Studi di Trieste), dalla dott.ssa Caterina Vozzi (Consiglio Nazionale delle Ricerche), dal prof. Giorgio Rossi (Università degli Studi di Milano) e dal dott. Paolo Valente (Direttore della Sezione INFN di Roma). Il nuovo Collegio Sindacale nominato anch’esso dai Soci è composto dai sindaci effettivi dott. Gianpaolo Graberi (Presidente), dott. Francesco Battaglia, dott.ssa Sara Rossi, dott.ssa Gabriella Magurano e dott. Pietro Coluzzi, con il dott. Vittorio Pella e la dott.ssa Paola Rodighiero quali sindaci supplenti. Per entrambi gli organi viene garantita una significativa continuità rispetto alla composizione precedente, accompagnata dall’ingresso di nuove figure caratterizzate da elevate competenze scientifiche, accademiche e professionali.
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Istituzionale
26.05.2026
RNA: così le cellule elaborano le informazioni genetiche
Un gruppo di ricerca dell’Istituto Officina dei Materiali del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iom) di Trieste ha contribuito a chiarire uno dei processi più delicati e fondamentali della biologia cellulare: il modo in cui le cellule elaborano le informazioni genetiche contenute nell’RNA.
Lo studio, pubblicato come ‘breakthrough article’ sulla prestigiosa rivista Nucleic Acids Research, è stato guidato da Pavlína Pokorná e Alessandra Magistrato del Cnr-Iom in collaborazione con il gruppo di Vla-dimir Pena del The Institute of Cancer Research di Londra.
La ricerca si concentra sullo splicing dell’RNA, il meccanismo che permette alle cellule di “tagliare e ricombinare” le informazioni genetiche prima della produzione delle proteine. Quando questo processo non funziona correttamente, possono insorgere numerose malattie, tra cui tumori e patologie neurodege-nerative.
Utilizzando simulazioni computazionali avanzate, il team è riuscito a osservare a livello atomistico come alcune molecole dell’RNA riescano a riconoscersi con estrema precisione all’interno della cellula. In particolare, è stato svelato il meccanismo molecolare finora sconosciuto, descritto dai ricercatori come una sorta di “molla caricata”: una struttura molecolare dove una molecola di RNA viene tenuta in uno stato di tensione da specifiche proteine (fattori di splicing) accumulando energia e quando tali proteine si dissociano la molecola di RNA sfrutta questa energia per il corretto riconoscimento delle sequenze genetiche dell’RNA messaggero.
“Per noi è stato particolarmente interessante riuscire a collegare dati strutturali e simulazioni atomistiche, per caratterizzare passaggi intermedi del processo di riconoscimento di splicing che finora erano rimasti invisibili alle tecniche di biologia strutturale”, commenta Alessandra Magistrato, dirigente di ricerca del CNR-Istituto Officina dei Materiali (IOM) presso SISSA – Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. “L’integrazione e la sinergia fra dati di biologia strutturale e avanzate simulazioni al computer ci permette di comprendere in modo accurato come funzionano sistemi biologici estremamente complessi e dinamici.”.
“Per la prima volta siamo riusciti a visualizzare i processi dinamici dello splicing con tale livello di dettaglio ed è stato davvero affascinante osservare queste molecole all’opera.”, aggiunge Pavlína Po-korná, prima autrice dello studio. ”Il nostro approccio modellistico può fungere da guida per studi ana-loghi su altri processi cellulari, consentendoci di aggiungere ulteriori tasselli al nostro quadro di com-prensione dell’espressione genica”.
Questa scoperta aiuta a comprendere meglio uno dei passaggi chiave dell’espressione genica e offre nuove prospettive per lo studio dei meccanismi molecolari coinvolti in molte malattie tra cui, in modo particolare, diversi tipi di tumore.
Il gruppo di ricerca guidato da Alessandra Magistrato presso il Cnr-Iom e SISSA si occupa di studiare, tramite metodi computazionali avanzati, i meccanismi molecolari alla base di processi biologici rilevanti per la salute umana e lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
Il lavoro è stato sostenuto da Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro con un progetto Investigator Grant e le simulazioni sono state possibile grazie al supporto del centro di calcolo CINECA attraverso l’iniziativa ISCRA.
Comunicati Stampa
Dai nostri campus
RNA
07.05.2026
Gli studenti dell’Università di Leiden in visita in Area
Area Science Park ha aperto le porte del Campus di Basovizza a una delegazione internazionale composta da 39 studenti e 3 professori dell’Università di Leiden, Paesi Bassi. Il gruppo fa parte del Leidse Biologen Club, l’associazione studentesca che riunisce gli iscritti ai corsi di laurea triennale in Biologia e Bioinformatica e ai Master in Biologia.
La visita a Trieste si inserisce in un viaggio di studio annuale che quest’anno tocca anche le città di Vienna e Graz. L’obiettivo del club è permettere ai futuri biologi di esplorare nuove opportunità professionali e scoprire come la ricerca accademica si traduca in applicazioni industriali e soluzioni concrete.
Di grande interesse per gli studenti è risultata la varietà di progetti sviluppati nel parco scientifico, in virtù della concentrazione in un unico sito di diverse aziende e laboratori. Alle presentazioni delle attività di Area Science Park, CNR – IOM e della Piattaforma PRP (Pathogen Readiness Platform), sono seguite visite al Laboratorio di Microfabbricazione, Microsensing e Meccanobiologia (3M), al Laboratorio di Genomica ed Epigenomica (LAGE), ad Alifax Research & Development Srl e alla Fondazione Italiana Fegato (FIF).
“Per molti studenti è stata l’occasione di vedere da vicino laboratori e strumentazioni che normalmente si incontrano solo nei grandi centri di ricerca internazionali – sottolinea Federico Boscherini, direttore CNR-IOM -. È stato un piacere accogliere al campus studenti e studentesse provenienti da percorsi scientifici diversi e vedere il loro interesse per le tecnologie e le infrastrutture presenti qui a Basovizza. Le infrastrutture aperte del campus permettono proprio questo: condividere competenze, tecnologie e ambienti di ricerca avanzati con comunità scientifiche e formative internazionali”.
Il soggiorno triestino del Leidse Biologen Club si è concluso con escursioni alla Grotta Gigante e in Val Rosandra.
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Infrastrutture di ricerca
24.04.2026
Il battito cardiaco potrebbe rallentare la crescita del cancro
Il battito del cuore potrebbe fare molto più che pompare sangue: potrebbe anche contribuire a rallentare la crescita dei tumori. È quanto emerge da un nuovo studio internazionale pubblicato su Science. I ricercatori hanno scoperto che le forze fisiche generate dalla contrazione cardiaca possono ridurre significativamente la crescita tumorale sia in modelli murini sia in tessuti cardiaci umani.
Lo studio, guidato da scienziati dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB) in Italia, insieme all’Università di Trieste e al Centro Cardiologico Monzino, aiuta a spiegare perché i tumori del cuore siano estremamente rari.
“Da tempo i medici osservano che i tumori cardiaci sono molto poco frequenti e, quando si verificano, tendono a essere più piccoli rispetto a quelli in altri organi”, ha dichiarato la coordinatrice dello studio, Prof.ssa Serena Zacchigna. “I nostri risultati suggeriscono che la continua attività meccanica del cuore possa avere un ruolo fondamentale in questo fenomeno.”
Per approfondire questa ipotesi, il team ha studiato cosa accade quando il cuore è sottoposto a uno sforzo ridotto. Nei modelli animali, la diminuzione delle forze meccaniche ha portato a un aumento significativo della proliferazione delle cellule tumorali. Lo stesso effetto è stato osservato in tessuti cardiaci ingegnerizzati in laboratorio, nei quali i ricercatori potevano controllare con precisione il livello di stress meccanico.
In tutti gli esperimenti, i risultati sono stati coerenti: quando il cuore batte e genera forza, la crescita tumorale rallenta; quando questa forza si riduce, le cellule tumorali riprendono a proliferare. Lo studio ha inoltre dimostrato che queste forze fisiche agiscono anche a livello più profondo, influenzando i processi interni che regolano la divisione delle cellule tumorali.
“Questo dimostra che il movimento del cuore non è solo una funzione meccanica, ma potrebbe anche contribuire a sopprimere la crescita dei tumori”, ha aggiunto Zacchigna.
La ricerca ha coinvolto una vasta rete di istituzioni europee, integrando competenze in biologia, medicina, ingegneria e modellistica computazionale.
Sebbene i risultati non portino a un’applicazione terapeutica immediata, aprono una nuova linea di ricerca. Gli scienziati stanno ora valutando se le forze meccaniche – come quelle generate dal battito cardiaco – possano in futuro essere sfruttate per contribuire a controllare la crescita dei tumori. Questo approccio, talvolta definito “terapia meccanica”, è ancora agli inizi. Tuttavia, lo studio evidenzia un principio importante: le forze fisiche nel corpo non rappresentano solo un contesto passivo della malattia, ma possono influenzarne attivamente lo sviluppo.
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17.03.2026
Scoperta una nuova malattia genetica rara
Una ricerca coordinata da Luciana Musante della Genetica Medica dell’ IRCCS materno‑infantile Burlo Garofolo e da Flavio Faletra dell’Istituto di Genetica Medica di ASUFC e dell’Università di Udine, ha identificato per la prima volta il gene SF3B3 come causa di una nuova e rara malattia del neurosviluppo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Genome Medicine.
La ricerca è partita dal caso di un paziente seguito al Burlo. L’analisi genetica ha rivelato una mutazione mai associata prima a una patologia. Confrontando poi i dati di 24 pazienti nel mondo, i ricercatori hanno confermato il ruolo del gene SF3B3 nello sviluppo della sindrome. SF3B3 è coinvolto nello splicing, il processo con cui le cellule “riorganizzano” le istruzioni genetiche prima di produrre proteine. Quando questo meccanismo si altera, possono emergere malattie rare spesso legate a disturbi del neurosviluppo.
La nuova sindrome presenta sintomi variabili, tra cui:
– ritardi nello sviluppo motorio e linguistico
– difficoltà cognitive
– possibili malformazioni congenite
– tratti dello spettro autistico
Il lavoro è frutto di una rete di collaborazione tra istituti nazionali e internazionali, incluso l’ICGEB e il CNR – Istituto Officina dei Materiali. La disponibilità di 24 casi permetterà ora di inserire la nuova sindrome nel database internazionale OMIM, punto di riferimento mondiale per le malattie genetiche.
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malattie rare
21.01.2026
Giulio continua a fare cose
A novembre del 2024 avevamo collocato al centro del Campus di Padriciano di Area Science Park una panchina dedicata a Giulio Regeni. Verniciata di giallo, la panchina rappresenta un simbolo di speranza, giustizia e solidarietà, a testimonianza dell’impegno di chi continua a chiedere verità e lotta per la difesa dei diritti fondamentali, come la libertà di espressione, di associazione e di ricerca.
Qui il video dell’inaugurazione della panchina avvenuta alla presenza dei genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni.
Il 25 gennaio 2026 cade il decennale del rapimento di Giulio e in tutta Italia, a partire dal Friuli Venezia Giulia, la terra in cui è nato, sono diverse le iniziative in programma per ricordarlo, a cominciare da quella di domenica 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina (UD).
Questo il programma:
VERITÀ E GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI
Ore 14:45 presso la Pista di Pattinaggio di Fiumicello “PAROLE, IMMAGINI, MUSICA PER GIULIO” con la partecipazione di Paola Deffendi, Claudio Regeni, Alessandra Ballerini.
INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI
Nel corso dell’evento: in anteprima nazionale, proiezione del documentario “Giulio Regeni. Tutto il male del Mondo” regia di Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, prodotto da Ganesh Produzioni con Fandango.
Ore 19:00 Partenza della CAMMINATA DEI DIRITTI da Via Carnera fino al Piazzale dei Tigli
Ore 19:41 Fiaccolata silenziosa in Piazzale dei Tigli L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming dal canale YouTube “Giulio siamo Noi”
Dal 18 gennaio al 4 febbraio, nella sala espositiva del Comune di Fiumicello, sarà allestita la mostra “10 anni in giallo: un’onda d’urto” che ripercorre 10 anni con Giulio, attraverso immagini, disegni, oggetti e video.
QUI la locandina
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12.01.2026
La scienza svela i segreti dei tatuaggi secolari
Un progetto di ricerca innovativo, sostenuto dal Consorzio europeo di infrastrutture di ricerca CERIC-ERIC, ha gettato nuova luce su uno dei capitoli più insoliti e poco conosciuti della storia umana: come cioè la pelle veniva tatuata – e poi conservata – secoli fa.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Heritage Science, combina storia, chimica, antropologia e scienze della conservazione per comprendere e proteggere meglio i rari frammenti di pelle tatuata, molti dei quali risalenti a oltre un secolo fa, conservati nella storica Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” dell’Università di Bologna. La ricerca, che ha coinvolto un team multidisciplinare di CERIC-ERIC, dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), di Elettra Sincrotrone Trieste, dell’Università di Bologna, dell’Università di Roma “Tor Vergata” e del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (ICTP), offre una finestra unica sui tatuaggi del passato, sulle tradizioni culturali dietro a queste pratiche e sui modi in cui i musei un tempo raccoglievano e studiavano il corpo umano.
Il tatuaggio è una pratica antica, diffusa in tutte le culture e in tutte le epoche: dalla mummia tatuata di “Ötzi”, risalente a 5.000 anni fa e rinvenuta sulle Alpi, ai pellegrini cristiani medievali che segnavano i propri corpi come segno di fede. Ma accanto a questa ricca storia si cela un’usanza più oscura: la collezione di frammenti di pelle umana tatuata da parte dei primi scienziati, criminologi e musei, in particolare durante il XIX secolo. A quel tempo, i tatuaggi erano infatti erroneamente considerati segni di criminalità o di comportamento deviante, idee promosse da figure allora influenti ma ormai screditate, come il criminologo italiano Cesare Lombroso. Ciò ha fatto sì che frammenti di pelle tatuata venissero conservati nei musei e negli istituti di ricerca di tutta Europa.
I reperti studiati in questa ricerca rappresentano la tradizione e lo stile dei Tatuaggi Lauretani, una pratica devozionale limitata geograficamente all’Italia centrale e intimamente legata ai pellegrinaggi alla Santa Casa di Loreto, un importante santuario cattolico nelle Marche.
“Questi tatuaggi – spiega Monia Vadrucci, ricercatrice dell’ASI e prima autrice dello studio – rivelano storie intime di persone che hanno vissuto nell’Italia centrale tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo. I soggetti religiosi – Madonne di Loreto, ostensori, Sacri Cuori – testimoniano i pellegrinaggi compiuti al Santuario della Santa Casa, un viaggio che per i contadini e le persone di umili origini rappresentava un’impresa difficile, spesso compiuta a piedi attraverso la campagna. La data “1881” incisa accanto a una Madonna, ad esempio, immortala non solo l’anno del pellegrinaggio, ma probabilmente un momento cruciale nella vita di quella persona: una grazia ricevuta, una promessa mantenuta o un atto di ringraziamento”.
Il tatuaggio, eseguito con rudimentali strumenti di ferro a tre punte, diventava così un voto permanente, un legame fisico con il divino impresso sulla pelle – principalmente sui polsi – che richiamava le stimmate di Cristo e di San Francesco. Accanto ai simboli sacri, emergono anche tatuaggi profani ed erotici, testimonianza di una cultura popolare che mescolava, senza apparenti contraddizioni, devozione e carnalità. “Le differenze osservate tra i campioni, che suggeriscono individui di età diverse – aggiunge Stefano Ratti, professore di Anatomia Umana all’Università di Bologna ed esperto scientifico della Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” – indicano che queste persone hanno portato i loro tatuaggi per tutta la vita, segni indelebili di momenti che hanno definito la loro identità spirituale e sociale in un’epoca in cui il corpo stesso diventava un libro della memoria”.
I frammenti di pelle tatuata sono stati ritrovati solo di recente nei depositi del museo. Poiché esistono poche testimonianze documentali sulle loro origini, i ricercatori hanno colto l’occasione per studiarli con metodi di indagine moderni e non invasivi, in grado di proteggere questi reperti estremamente fragili e allo stesso tempo di svelarne i segreti: “Attraverso analisi spettroscopiche avanzate condotte presso Elettra Sincrotrone Trieste – spiega Chiaramaria Stani, ex ricercatrice di CERIC e ora scienziata presso Elettra – abbiamo identificato pigmenti tradizionali come il carbonio vegetale per i tatuaggi neri, pigmenti naturali di terra per i marroni e una miscela di cinabro e minio per i rossi. Ma abbiamo anche scoperto tracce di composti di zinco e calce, che potrebbero suggerire l’utilizzo di antichi metodi di conservazione museale. Questo approccio multidisciplinare ci permette quindi di documentare una pratica culturale quasi estinta e di sviluppare protocolli di conservazione specifici per questi materiali unici”.
Questa ricerca offre preziose informazioni sulle dimensioni morali, sociali e religiose del tatuaggio nell’Italia del XIX secolo, contribuendo alla comprensione dell’evoluzione del tatuaggio da pratica devozionale e identitaria a forma d’arte contemporanea. Lo studio stabilisce inoltre un quadro di riferimento per i musei di tutto il mondo che conservano materiali simili, molti dei quali sono privi di documentazione o presentano problemi di conservazione. Le ricerche future mirano ad ampliare le tecniche scientifiche utilizzate ed esplorare le fonti archivistiche per comprendere meglio chi fossero questi individui e come sia stata conservata la loro pelle tatuata.
Il gruppo di ricerca sottolinea infine l’importanza di affrontare le dimensioni etiche dello studio e dell’esposizione dei resti umani, materiali sensibili (seppur dall’elevato valore culturale e scientifico) che richiedono quindi un trattamento rispettoso.
Dai nostri campus
18.12.2025
Il nuovo modello “Mini-Liver” dà impulso alla ricerca sulle malattie epatiche
I risultati di un importante studio pubblicato su Cell Reports, prestigiosa rivista internazionale, descrivono lo sviluppo di un nuovo modello in grado di ricostruire le caratteristiche fisiologiche fondamentali del fegato umano, consentendo di osservare in laboratorio i processi patologici che causano la degenerazione epatica.
Lo studio, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, è stato coordinato da Giovanni Sorrentino, Group Leader, Modelli avanzati di malattia presso l’ICGEB e Professore Associato di Istologia all’Università di Trieste, e comprende un team multidisciplinare che include biotecnologi, fisici e clinici, con l’obiettivo di integrare biologia cellulare, genomica, ingegneria tissutale e osservazioni cliniche dirette per sviluppare una piattaforma di ricerca unica nel suo genere.
“Il nuovo sistema è in grado di ricreare l’attivazione patologica delle cellule staminali epatiche”, afferma Sorrentino, esperto d’ingegneria dei tessuti in vitro basata sulle tecnologie delle cellule staminali e sugli organoidi tridimensionali. “Nelle prime fasi della malattia epatica cronica tale processo ha finalità rigenerative. Tuttavia, quando persiste, diventa uno dei principali fattori di infiammazione, cicatrizzazione dei tessuti e progressione verso malattie epatiche avanzate, compresi i tumori del fegato”.
Per la prima volta, un modello messo a punto dai ricercatori consente di osservare i processi patologici che guidano la degenerazione del tessuto epatico nelle malattie croniche e nella progressione tumorale in un ambiente tridimensionale che riproduce fedelmente la complessità del fegato umano, preservando le interazioni tra le diverse popolazioni cellulari.
I ricercatori hanno scoperto che le popolazioni di cellule staminali reattive dipendono in modo critico dalla loro capacità di sintetizzare il colesterolo. I farmaci ampiamente utilizzati nella pratica clinica per abbassare il colesterolo (come le statine) possono arrestare il processo di blocco dell’attivazione anomala delle cellule staminali, riducendo l’infiammazione e rallentando significativamente la progressione della malattia nelle patologie epatiche croniche.
“Negli ultimi anni”, commenta Sorrentino, “i dati clinici provenienti da ampie popolazioni di pazienti hanno dimostrato che le persone che assumono statine per il trattamento di patologie cardiovascolari mostrano anche un rallentamento della progressione delle malattie epatiche croniche e una riduzione del rischio di sviluppare tumori al fegato come il colangiocarcinoma, che deriva da un’attivazione anomala prolungata delle cellule staminali.” Questo studio potrebbe rivelare i meccanismi molecolari alla base di questa connessione, spiegando perché le statine esercitano un effetto protettivo.
Beatrice Anfuso, Suresh Velnati e Davide Selvestrel, primi autori dello studio, confermano che questi risultati rappresentano un progresso decisivo. Grazie alle diverse competenze dei membri del team, è stato possibile sviluppare una piattaforma che chiarisce come si manifesta la malattia e ne rivela anche le vulnerabilità iniziali. Il fatto che una di queste vulnerabilità possa essere trattata con farmaci già approvati rende questa scoperta promettente per un intervento terapeutico precoce e per la prevenzione della malattia.
Dai nostri campus
GLI EVENTI IN AREA SCIENCE PARK
Workshop, corsi, incontri e tavole rotonde a carattere scientifico e divulgativo
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