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Dai nostri campus

Tutte le notizie da Area Science Park

21.01.2026
Giulio continua a fare cose
A novembre del 2024 avevamo collocato al centro del Campus di Padriciano di Area Science Park una panchina dedicata a Giulio Regeni. Verniciata di giallo, la panchina rappresenta un simbolo di speranza, giustizia e solidarietà, a testimonianza dell’impegno di chi continua a chiedere verità e lotta per la difesa dei diritti fondamentali, come la libertà di espressione, di associazione e di ricerca. Qui il video dell’inaugurazione della panchina avvenuta alla presenza dei genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni. Il 25 gennaio 2026 cade il decennale del rapimento di Giulio e in tutta Italia, a partire dal Friuli Venezia Giulia, la terra in cui è nato, sono diverse le iniziative in programma per ricordarlo, a cominciare da quella di domenica 25 gennaio a Fiumicello Villa Vicentina (UD). Questo il programma: VERITÀ E GIUSTIZIA PER GIULIO REGENI Ore 14:45 presso la Pista di Pattinaggio di Fiumicello “PAROLE, IMMAGINI, MUSICA PER GIULIO” con la partecipazione di Paola Deffendi, Claudio Regeni, Alessandra Ballerini. INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI Nel corso dell’evento: in anteprima nazionale, proiezione del documentario “Giulio Regeni. Tutto il male del Mondo” regia di Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, prodotto da Ganesh Produzioni con Fandango. Ore 19:00 Partenza della CAMMINATA DEI DIRITTI da Via Carnera fino al Piazzale dei Tigli Ore 19:41 Fiaccolata silenziosa in Piazzale dei Tigli L’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming dal canale YouTube “Giulio siamo Noi” Dal 18 gennaio al 4 febbraio, nella sala espositiva del Comune di Fiumicello, sarà allestita la mostra “10 anni in giallo: un’onda d’urto” che ripercorre 10 anni con Giulio, attraverso immagini, disegni, oggetti e video.   QUI la locandina
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12.01.2026
La scienza svela i segreti dei tatuaggi secolari
Un progetto di ricerca innovativo, sostenuto dal Consorzio europeo di infrastrutture di ricerca CERIC-ERIC, ha gettato nuova luce su uno dei capitoli più insoliti e poco conosciuti della storia umana: come cioè la pelle veniva tatuata – e poi conservata – secoli fa. Lo studio, pubblicato sulla rivista Heritage Science, combina storia, chimica, antropologia e scienze della conservazione per comprendere e proteggere meglio i rari frammenti di pelle tatuata, molti dei quali risalenti a oltre un secolo fa, conservati nella storica Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” dell’Università di Bologna. La ricerca, che ha coinvolto un team multidisciplinare di CERIC-ERIC, dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), di Elettra Sincrotrone Trieste, dell’Università di Bologna, dell’Università di Roma “Tor Vergata” e del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (ICTP), offre una finestra unica sui tatuaggi del passato, sulle tradizioni culturali dietro a queste pratiche e sui modi in cui i musei un tempo raccoglievano e studiavano il corpo umano. Il tatuaggio è una pratica antica, diffusa in tutte le culture e in tutte le epoche: dalla mummia tatuata di “Ötzi”, risalente a 5.000 anni fa e rinvenuta sulle Alpi, ai pellegrini cristiani medievali che segnavano i propri corpi come segno di fede. Ma accanto a questa ricca storia si cela un’usanza più oscura: la collezione di frammenti di pelle umana tatuata da parte dei primi scienziati, criminologi e musei, in particolare durante il XIX secolo. A quel tempo, i tatuaggi erano infatti erroneamente considerati segni di criminalità o di comportamento deviante, idee promosse da figure allora influenti ma ormai screditate, come il criminologo italiano Cesare Lombroso. Ciò ha fatto sì che frammenti di pelle tatuata venissero conservati nei musei e negli istituti di ricerca di tutta Europa. I reperti studiati in questa ricerca rappresentano la tradizione e lo stile dei Tatuaggi Lauretani, una pratica devozionale limitata geograficamente all’Italia centrale e intimamente legata ai pellegrinaggi alla Santa Casa di Loreto, un importante santuario cattolico nelle Marche. “Questi tatuaggi – spiega Monia Vadrucci, ricercatrice dell’ASI e prima autrice dello studio – rivelano storie intime di persone che hanno vissuto nell’Italia centrale tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo. I soggetti religiosi – Madonne di Loreto, ostensori, Sacri Cuori – testimoniano i pellegrinaggi compiuti al Santuario della Santa Casa, un viaggio che per i contadini e le persone di umili origini rappresentava un’impresa difficile, spesso compiuta a piedi attraverso la campagna. La data “1881” incisa accanto a una Madonna, ad esempio, immortala non solo l’anno del pellegrinaggio, ma probabilmente un momento cruciale nella vita di quella persona: una grazia ricevuta, una promessa mantenuta o un atto di ringraziamento”. Il tatuaggio, eseguito con rudimentali strumenti di ferro a tre punte, diventava così un voto permanente, un legame fisico con il divino impresso sulla pelle – principalmente sui polsi – che richiamava le stimmate di Cristo e di San Francesco. Accanto ai simboli sacri, emergono anche tatuaggi profani ed erotici, testimonianza di una cultura popolare che mescolava, senza apparenti contraddizioni, devozione e carnalità. “Le differenze osservate tra i campioni, che suggeriscono individui di età diverse – aggiunge Stefano Ratti, professore di Anatomia Umana all’Università di Bologna ed esperto scientifico della Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” – indicano che queste persone hanno portato i loro tatuaggi per tutta la vita, segni indelebili di momenti che hanno definito la loro identità spirituale e sociale in un’epoca in cui il corpo stesso diventava un libro della memoria”. I frammenti di pelle tatuata sono stati ritrovati solo di recente nei depositi del museo. Poiché esistono poche testimonianze documentali sulle loro origini, i ricercatori hanno colto l’occasione per studiarli con metodi di indagine moderni e non invasivi, in grado di proteggere questi reperti estremamente fragili e allo stesso tempo di svelarne i segreti: “Attraverso analisi spettroscopiche avanzate condotte presso Elettra Sincrotrone Trieste – spiega Chiaramaria Stani, ex ricercatrice di CERIC e ora scienziata presso Elettra – abbiamo identificato pigmenti tradizionali come il carbonio vegetale per i tatuaggi neri, pigmenti naturali di terra per i marroni e una miscela di cinabro e minio per i rossi. Ma abbiamo anche scoperto tracce di composti di zinco e calce, che potrebbero suggerire l’utilizzo di antichi metodi di conservazione museale. Questo approccio multidisciplinare ci permette quindi di documentare una pratica culturale quasi estinta e di sviluppare protocolli di conservazione specifici per questi materiali unici”. Questa ricerca offre preziose informazioni sulle dimensioni morali, sociali e religiose del tatuaggio nell’Italia del XIX secolo, contribuendo alla comprensione dell’evoluzione del tatuaggio da pratica devozionale e identitaria a forma d’arte contemporanea. Lo studio stabilisce inoltre un quadro di riferimento per i musei di tutto il mondo che conservano materiali simili, molti dei quali sono privi di documentazione o presentano problemi di conservazione. Le ricerche future mirano ad ampliare le tecniche scientifiche utilizzate ed esplorare le fonti archivistiche per comprendere meglio chi fossero questi individui e come sia stata conservata la loro pelle tatuata. Il gruppo di ricerca sottolinea infine l’importanza di affrontare le dimensioni etiche dello studio e dell’esposizione dei resti umani, materiali sensibili (seppur dall’elevato valore culturale e scientifico) che richiedono quindi un trattamento rispettoso.
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18.12.2025
Il nuovo modello “Mini-Liver” dà impulso alla ricerca sulle malattie epatiche
I risultati di un importante studio pubblicato su Cell Reports, prestigiosa rivista internazionale, descrivono lo sviluppo di un nuovo modello in grado di ricostruire le caratteristiche fisiologiche fondamentali del fegato umano, consentendo di osservare in laboratorio i processi patologici che causano la degenerazione epatica. Lo studio, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, è stato coordinato da Giovanni Sorrentino, Group Leader, Modelli avanzati di malattia presso l’ICGEB e Professore Associato di Istologia all’Università di Trieste, e comprende un team multidisciplinare che include biotecnologi, fisici e clinici, con l’obiettivo di integrare biologia cellulare, genomica, ingegneria tissutale e osservazioni cliniche dirette per sviluppare una piattaforma di ricerca unica nel suo genere. “Il nuovo sistema è in grado di ricreare l’attivazione patologica delle cellule staminali epatiche”, afferma Sorrentino, esperto d’ingegneria dei tessuti in vitro basata sulle tecnologie delle cellule staminali e sugli organoidi tridimensionali. “Nelle prime fasi della malattia epatica cronica tale processo ha finalità rigenerative. Tuttavia, quando persiste, diventa uno dei principali fattori di infiammazione, cicatrizzazione dei tessuti e progressione verso malattie epatiche avanzate, compresi i tumori del fegato”. Per la prima volta, un modello messo a punto dai ricercatori consente di osservare i processi patologici che guidano la degenerazione del tessuto epatico nelle malattie croniche e nella progressione tumorale in un ambiente tridimensionale che riproduce fedelmente la complessità del fegato umano, preservando le interazioni tra le diverse popolazioni cellulari. I ricercatori hanno scoperto che le popolazioni di cellule staminali reattive dipendono in modo critico dalla loro capacità di sintetizzare il colesterolo. I farmaci ampiamente utilizzati nella pratica clinica per abbassare il colesterolo (come le statine) possono arrestare il processo di blocco dell’attivazione anomala delle cellule staminali, riducendo l’infiammazione e rallentando significativamente la progressione della malattia nelle patologie epatiche croniche. “Negli ultimi anni”, commenta Sorrentino, “i dati clinici provenienti da ampie popolazioni di pazienti hanno dimostrato che le persone che assumono statine per il trattamento di patologie cardiovascolari mostrano anche un rallentamento della progressione delle malattie epatiche croniche e una riduzione del rischio di sviluppare tumori al fegato come il colangiocarcinoma, che deriva da un’attivazione anomala prolungata delle cellule staminali.” Questo studio potrebbe rivelare i meccanismi molecolari alla base di questa connessione, spiegando perché le statine esercitano un effetto protettivo. Beatrice Anfuso, Suresh Velnati e Davide Selvestrel, primi autori dello studio, confermano che questi risultati rappresentano un progresso decisivo. Grazie alle diverse competenze dei membri del team, è stato possibile sviluppare una piattaforma che chiarisce come si manifesta la malattia e ne rivela anche le vulnerabilità iniziali. Il fatto che una di queste vulnerabilità possa essere trattata con farmaci già approvati rende questa scoperta promettente per un intervento terapeutico precoce e per la prevenzione della malattia.
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17.12.2025
Formazione tecnica per produrre vaccini nei Paesi in via di sviluppo
ICGEB e Developing Countries Vaccine Manufacturers Network (DCVMN) hanno avviato un Programma di Formazione sul Trasferimento Tecnologico con l’obiettivo di dotare i Paesi a basso e medio reddito delle conoscenze e delle competenze necessarie per accelerare la produzione di vaccini che possano proteggere dalle malattie infettive emergenti. Il percorso di formazione vede la partecipazione di dieci delegati provenienti da nove aziende membri del DCVMN di Paesi come Argentina, Ghana, India, Nicaragua, Tailandia e Vietnam. Il programma formativo prevede una parte online della durata di cinque settimane e una formazione in laboratorio di una settimana. La prima parte copre i fondamenti teorici del trasferimento tecnologico, inclusi proprietà intellettuale e licenze (IP), considerazioni su GMP (Buone Pratiche di Fabbricazione) e normative, diverse piattaforme di processo dei vaccini e una roadmap per un’esecuzione di successo. La seconda fase si svolge presso l’Unità di Sviluppo Biotecnologico dell’ICGEB a Trieste e offre un’esperienza pratica e immersiva in un ambiente simile a quello delle GMP, permettendo ai partecipanti di mettere in pratica i concetti appresi. A conclusione del percorso i partecipanti torneranno alle loro organizzazioni con il know-how necessario per condividere le conoscenze, amplificare l’impatto della formazione e tradurre gli apprendimenti in azioni concrete per lo sviluppo e la produzione di vaccini nei loro Paesi.
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09.12.2025
Modificare e sostituire interi cromosomi umani lasciandone intatta la struttura
Un gruppo internazionale di ricercatori del MRC Laboratory of Molecular Biology e del Wellcome Sanger Institute di Cambridge, guidato da Gianluca Petris – oggi Principal Investigator della Genome Engineering & Biotechnology Unit della Fondazione Italiana Fegato e docente al Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine – ha ottenuto un risultato senza precedenti: trasferire, modificare e sostituire interi cromosomi umani mantenendo intatta la loro struttura. Lo studio, pubblicato su Science, rappresenta una svolta decisiva per la biologia sintetica e generativa e per le future terapie genetiche avanzate. I ricercatori hanno sviluppato una tecnologia che permette di spostare cromosomi umani interi da una cellula all’altra senza danneggiarne il DNA, di modificarli in speciali “cellule fabbrica” costituite da cellule staminali embrionali di topo e di reintrodurli successivamente nelle cellule umane finali. In queste cellule fabbrica, i telomeri dei cromosomi umani – strutture che, quando si accorciano, sono critiche nei processi di invecchiamento e stabilità genomica – si allungano fino a dieci volte, tornando poi spontaneamente alle lunghezze tipiche umane quando i cromosomi vengono riportati nelle cellule riceventi. È stato inoltre possibile eliminare il cromosoma originale delle cellule umane e sostituirlo con quello ingegnerizzato, completando per la prima volta un ciclo intero di trapianto cromosomico con fedeltà genomica senza precedenti. Questo approccio consente di affrontare domande biologiche che finora erano rimaste fuori dalla portata dell’editing genomico tradizionale (come CRISPR-Cas). La nuova tecnologia permette infatti di modificare e analizzare in modo causale il genoma umano come un sistema integrato, e non più solo gene per gene. Diventa cosi più semplice valutare il contributo delle grandi regioni regolatorie, il ruolo del cosiddetto “DNA oscuro”, e l’organizzazione tridimensionale del DNA nella cellula. Inoltre, offre un modello unico per studiare le alterazioni cromosomiche tipiche del cancro, nonché i meccanismi alla base dell’invecchiamento, incluso il comportamento dinamico dei telomeri. Guardando al futuro, questo lavoro apre la strada alla costruzione di cromosomi e genomi sintetici, alla progettazione di cellule con funzioni completamente nuove, a cellule e tessuti con maggiore compatibilità immunologica e resistenza intrinseca ai virus e allo sviluppo di una nuova generazione di terapie genetiche capaci di affrontare anche malattie complesse e rare. La parte sperimentale della ricerca è stata condotta interamente nel Regno Unito grazie al supporto del Medical Research Council (MRC), del Wellcome Trust e di una Marie Skłodowska-Curie European Postdoctoral Fellowship vinta dal Dr. Petris durante il suo periodo all’estero. La prosecuzione e l’espansione di questa linea di ricerca in Italia sono oggi portate avanti dal Dr. Petris presso la Fondazione Italiana Fegato e l’Università di Udine, grazie al sostegno di finanziamenti competitivi quali il My First AIRC Grant (AIRC) e il programma PNRR – Giovani Ricercatori. Come sottolinea Gianluca Petris, “si tratta di un risultato che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato irrealizzabile e che oggi apre la strada a una nuova generazione di conoscenze e tecnologie destinate ad avere un impatto scientifico, medico, economico e sociale di grande rilievo”.
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05.12.2025
Una Piattaforma digitale per le terapie avanzate
Grazie al progetto Interreg COHERENCE – Cross Border Health Regulatory Alliance for Advanced Therapies – guidato dall’ICGEB (International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology), nasce una  piattaforma digitale che supporta ricercatori e clinici nella compliance regolatoria per gli Advanced Therapy Medicinal Products (ATMP) a base cellulare. La piattaforma è stata creata con l’obiettivo di supportare e guidare ricercatori e clinici attraverso il complesso iter normativo necessario per lo sviluppo di terapie avanzate, facilitando e accelerando il passaggio dalla fase preclinica a quella clinica in modo sicuro ed etico. Frutto della capitalizzazione di esperienza tra i partner interregionali Italia e Slovenia, il portale si propone come uno strumento aperto, modulare e scalabile, destinato ad accogliere e integrare futuri aggiornamenti normativi. La piattaforma è multilingue (italiano, sloveno e inglese), offre una chiara mappa delle normative nazionali (italiane e slovene) ed europee e mette a disposizione templates, check-list della modulistica essenziale, protocolli sperimentali e pubblicazioni. L’iniziativa include inoltre un’azione pilota con la progettazione di uno studio clinico per il trattamento delle ferite difficili, che servirà a testare l’efficacia della piattaforma prima della sua apertura definitiva a una più ampia partecipazione di gruppi di ricerca a livello europeo.
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03.12.2025
Anche l’insetto più resistente dell’Antartide ingerisce microplastiche
Un nuovo studio, supportato dal consorzio europeo di infrastrutture di ricerca CERIC-ERIC, ha rivelato che le microplastiche – minuscoli frammenti di plastica di dimensioni inferiori a 5 mm – hanno iniziato a infiltrarsi anche negli ecosistemi terrestri più remoti della Terra: le disabitate distese dell’Antartide. La ricerca, condotta da un team dell’Università del Kentucky, dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e di Elettra Sincrotrone Trieste, rivela che, sebbene le microplastiche possano essere ingerite dal moscerino Belgica antarctica, i danni fisiologici su questa specie sembrano limitati. Al contempo, i risultati sottolineano la necessità di un monitoraggio più ampio, poiché indicano come l’attività umana e l’inquinamento da plastica continuino ad aumentare a livello globale, anche nei luoghi più inaspettati. L’inquinamento da plastica è ormai diventato un problema ambientale critico a livello globale. Sebbene l’Antartide sia un continente geograficamente isolato, ricerche precedenti hanno dimostrato che le microplastiche possono raggiungere le sue coste attraverso il trasporto marittimo, la deposizione atmosferica, il turismo e persino le operazioni scientifiche. Tuttavia, fino ad ora, si sapeva poco su come questi inquinanti influiscono sui minuscoli invertebrati che vivono nel suolo antartico e che costituiscono la base di questi ecosistemi terrestri. “Nel nostro studio – spiega Nicholas Teets, entomologo dell’Università del Kentucky e coordinatore della ricerca – abbiamo esaminato larve di moscerini, sia esemplari esposti alla plastica in laboratorio sia raccolti nel loro habitat. Questo ci ha permesso di effettuare la prima valutazione completa dell’ingestione di microplastiche e dei suoi impatti fisiologici nel Belgica antarctica, l’unico insetto endemico del continente e uno dei suoi animali terrestri più abbondanti”. Infatti, nonostante le loro dimensioni, i moscerini antartici svolgono un ruolo cruciale nel riciclo dei nutrienti e nella salute dell’ecosistema del suolo: con solo una manciata di specie animali terrestri che popolano il continente, qualsiasi inquinante che minacci questi invertebrati potrebbe quindi influenzare l’intera catena alimentare. “Grazie all’uso di avanzate tecniche di imaging, come la micro-spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier (FTIR) e la spettroscopia Raman”, aggiunge Elisa Bergami, ecologista dell’Università di Modena e Reggio Emilia, “abbiamo rilevato per la prima volta frammenti di microplastica all’interno del tratto digestivo delle larve di moscerini selvatici. Sebbene l’ingestione fosse rilevata in meno del 7% degli esemplari raccolti sul campo, questi risultati confermano che la plastica sta raggiungendo i suoli antartici”. È interessante notare che, quando le larve sono state esposte sperimentalmente a concentrazioni variabili di microsfere di plastica per 10 giorni, i ricercatori non hanno riscontrato alcun effetto sulla sopravvivenza (anche a dosi di gran lunga superiori ai livelli ambientali previsti) né cambiamenti rilevabili nel tasso metabolico, suggerendo che l’esposizione a breve termine non alteri i principali processi fisiologici. “Tuttavia, abbiamo osservato una diminuzione delle riserve lipidiche in risposta a dosi elevate di plastica, suggerendo possibili impatti sul metabolismo energetico, che potrebbero avere severe conseguenze durante i rigidi inverni antartici”, sottolinea Jack Devlin, ricercatore dell’Università del Kentucky e primo autore dello studio. “Oltre a sottolineare i vantaggi dell’utilizzo, nell’entomologia moderna, di un approccio multidisciplinare basato su tecniche analitiche avanzate e complementari (come quelle disponibili presso Elettra e nel Consorzio CERIC) – commenta Lisa Vaccari, ricercatrice senior presso la facility SISSI-Bio di Elettra Sincrotrone Trieste – questo lavoro mostra anche l’importanza di ridurre al minimo la contaminazione derivante dalle attività scientifiche stesse, raccomandando tecniche non invasive come l’imaging μ-FTIR quale metodo affidabile per le valutazioni future”. Sebbene gli effetti fisiologici immediati delle microplastiche sulla Belgica antarctica sembrino minimi, infatti, le conseguenze a lungo termine, specialmente in condizioni di stress ambientale crescente, rimangono sconosciute. Sono quindi necessari studi più approfonditi, anche per esaminare possibili danni ai tessuti o risposte molecolari alterate negli insetti esposti alla plastica per un periodo prolungato.   CERIC-ERIC è un Consorzio europeo di infrastrutture di ricerca (ERIC) che offre a ricercatori e industrie un unico punto di accesso a oltre 60 tecniche e laboratori presso le stretture partner in otto paesi dell’Europa centro-orientale, e presso le strutture associate, per la ricerca multidisciplinare a livello micro- e nano-metrico nei campi dei materiali avanzati, dei biomateriali e delle nanotecnologie. L’accesso ai servizi di CERIC per la ricerca avviene tramite bandi internazionali che premiano i migliori progetti e che prevedono la pubblicazione dei risultati ottenuti. Nei laboratori di CERIC si possono analizzare e sintetizzare i materiali e si può indagarne la struttura combinando tecniche basate sull’uso di NMR, elettroni, ioni, neutroni e fotoni.
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28.11.2025
L’eredità del progetto EU4EG: sviluppo e innovazione per la Macedonia del Nord
La creazione di un ecosistema imprenditoriale più efficiente, una rete di acceleratori d’impresa e nuovi servizi di supporto alla crescita di startup. Sono alcuni degli obiettivi raggiunti nell’ambito del progetto EU4EG – “EU for Economic Growth”, avviato nel 2021 per rilanciare l’economia della Macedonia del Nord e rafforzarne la competitività nel quadro dell’adesione del Paese all’Unione Europea e che ha visto Area Science, partner del progetto. In particolare, l’Ente ha contribuito al percorso di capacity building delle imprese macedoni, attraverso la realizzazione di una piattaforma per la formazione online e offrendo supporto specialistico a imprese e startup. EU4EG si è chiuso ufficialmente il 26 novembre a Skopje con un’esposizione che ha riunito tutti gli attori coinvolti nel progetto, oltre a principali istituzioni e stakeholder tedesche e macedoni. Tra gli interventi in programma durante l’evento anche quello di Luca Mercatelli dell’Ufficio Relazioni Istituzionali di Area Science Park che ha presentato tre casi di successo di collaborazione tra ricerca e industria: la call Deep Tech Revolution a  sostegno di nuove imprese innovative, le borse di formazione/lavoro per le aziende insediate all’interno del Parco Scientifico e Tecnologico di Area Science Park e il supporto per la partecipazioni programmi di finanziamento comunitari. Protagoniste della fiera sono state 24 start-up e 25 micro, piccole e medie imprese beneficiarie dei finanziamenti messi a disposizione dal progetto, che hanno presentato i risultati raggiunti negli ultimi quattro anni sul fronte dell’innovazione, dall’acquisto di nuovi macchinari allo sviluppo di nuove metodologie di produzione. Coordinato dall’Agenzia di Cooperazione Internazionale federale tedesca (GIZ), EU4EG ha visto, oltre al coinvolgimento di Area Science Park, anche quello del Ministero Federale Tedesco per l’Economia e il Clima e dell’Iniziativa Centro Europea (CEI). Per ulteriori informazioni visita la pagina: EU4EG – EU for Economic Growth – Area Science Park
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27.11.2025
InterLynk, una nuova piattaforma per la rigenerazione multi-tessuto
Il progetto InterLynk, finanziato dall’UE e durato quattro anni, ha raggiunto significativi traguardi nella medicina rigenerativa sviluppando una piattaforma integrata per la riparazione di tessuti complessi, come l’articolazione temporomandibolare (ATM). La piattaforma combina biomateriali avanzati, modellazione computazionale e un innovativo sistema di bioprinting 3D per creare scaffold personalizzati capaci di supportare la rigenerazione di tessuti duri e molli all’interno di un’unica struttura. Le innovazioni principali del progetto includono: Nuovi Biomateriali: sviluppo di idrogel e inchiostri per ossa basati su lisati piastrinici di derivazione umana, ricchi di fattori di crescita e protetti con un brevetto, che fungono da mattoni per gli scaffold. Tecnologia di Fabbricazione: un sistema di stampa 3D con una nuova testina “Print and Cure” e un modulo di elettrofilatura integrato, che consente la solidificazione in tempo reale del materiale e aggiunge fibre ultrafini per imitare la texture dei tessuti naturali. Approccio Clinico: il lavoro ha coinvolto la co-creazione con chirurghi e quasi 200 pazienti per garantire che le soluzioni fossero allineate con le esigenze cliniche, mirando a colmare la lacuna di soluzioni rigenerative che combinano tessuti duri e molli.   Impatto e Prospettive InterLynk dimostra la fattibilità di strategie di riparazione più integrate per difetti complessi, offrendo la possibilità di alternative future alle protesi, soprattutto per condizioni come i danni gravi all’ l’articolazione temporomandibolare. Il lavoro getta le basi per soluzioni personalizzate e clinicamente rilevanti con un potenziale di applicazione che si estende a una vasta gamma di difetti muscoloscheletrici.   L’apporto di Promoscience Tra gli otto partner europei del progetto, Promoscience ha giocato un ruolo importante nel valorizzare e diffondere i risultati scientifici del progetto, mettendo a disposizione la sua lunga esperienza nella comunicazione e nell’innovazione digitale. Nell’ambito delle attività di comunicazione scientifica, ha inoltre organizzato dei laboratori presso la International School Trieste per avvicinare gli studenti delle scuole medie al tema delle biotecnologie e ai risultati di InterLynk.
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30.10.2025
Delegazione del parco tecnologico di Lubiana visita Area Science Park
Una delegazione del parco tecnologico di Lubiana ha visitato Area Science Park il 16 ottobre 2025. L’obiettivo principale dell’incontro è stato conoscere il funzionamento del parco scientifico e tecnologico gestito dall’ente nazionale di ricerca e la sua organizzazione, con l’intento di costruire possibili future collaborazioni. Ad accogliere la delegazione slovena Andrea Zelco, Direttore Struttura Gestione e Sviluppo del Parco Scientifico e Tecnologico Area Science Park, che ha brevemente illustrato la storia dell’ente, nato nel 1978, la sua mission, contribuire alla società della conoscenza creando ponti tra il mondo della ricerca e l’impresa e sostenere la trasformazione digitale e verde, e la sua vision, orientata a sviluppare e potenziare le proprie infrastrutture di ricerca e tecnologiche per promuovere l’innovazione deep-tech che nasce dalla ricerca di frontiera. Numerosi i temi trattati durante l’incontro che hanno suscitato grande interesse da parte della delegazione. Dopo una presentazione generale di Area Science Park e delle sue principali linee di attività, spazio è stato dedicato ad approfondimenti tematici su: l’attività sviluppata nell’ambito delle scienze della vita, con particolare riferimento all’infrastruttura di ricerca PRP@Ceric e laboratorio di genomica ed epidemiologia (LAGE), il sostegno alla crescita di start-up innovative, il Digital Innovation Hub Europeo IP4FVG e la gestione e valorizzazione dei servizi rivolti alle aziende insediate all’interno del parco.
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27.10.2025
Delegazione del Parco ITP Prizren del Kosovo visita Area
Conoscere le attività di ricerca dell’ente e la gestione del suo Parco scientifico e tecnologico per condividere best practices e creare occasioni collaborazioni future. È stato questo l’obiettivo principale della visita di una delegazione del parco Innovation & Training Park Prizren (ITP Prizren) con sede in Kosovo che si è tenuta lo scorso 23 ottobre. La delegazione dell’ITP Prizren, realtà nata nel 2019 da un’iniziativa congiunta tra il governo federale tedesco e del governo kosovaro, con il coinvolgimento diretto dell’Agenzia federale di cooperazione internazionale tedesca (GIZ), era composta dai vertici di parco kosovaro, dai responsabili della GIZ dell’area balcanica, dai membri del board di ITP in rappresentanza del Ministero dell’Economia, del Ministero dell’Industria e del Gabinetto del Primo Ministro del governo kosovaro, dal responsabile della cooperazione internazionale dell’Ambasciata tedesca a Pristina. Ad accogliere gli ospiti Salvatore La Rosa, Direttore della Divisione Ricerca e Innovazione di Area Science Park assieme a una nutrita rappresentazione di referenti dell’ente attivi in diversi ambiti: dal parco scientifico e tecnologico allo sviluppo di start-up. Tra i temi trattati: le pratiche di gestione delle facilities presenti nei campus e la sostenibilità operativa, le strategie per attrarre nuovi insediati e la progettazione di servizi a valore aggiunto per le aziende. Durante l’incontro sono intervenute anche due aziende insediate, Idrostudi e Promoscience, che hanno condiviso la loro esperienza in Area Science Park e le opportunità scaturite dalla collaborazione con l’ente. L’incontro è stato uno prolifero scambio di idee ed esperienze, un confronto sulle strategie e le sfide che attendono i parchi scientifici e tecnologici.  
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23.10.2025
“Ci vuole fegato” – Conferenza a Trieste sulla salute del fegato
Sensibilizzare i cittadini sull’importanza della prevenzione e ricordare che la salute è il risultato di un impegno collettivo e continuativo: con questo obiettivo ritorna a Trieste l’iniziativa “Ci vuole fegato”, promossa dalla Fondazione Italiana Fegato Onlus (FIF), centro di eccellenza riconosciuto a livello internazionale per la ricerca scientifica in ambito epatologico, e dalla MACC ETS – Mutua di Assistenza del Credito Cooperativo, con il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia e del Global Liver Institute. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività di sensibilizzazione volte a promuovere la cultura della prevenzione sanitaria e a diffondere una maggiore consapevolezza sul ruolo centrale del fegato nella salute complessiva dell’organismo. Le malattie epatiche, secondo i più recenti dati epidemiologici, rientrano infatti tra le principali cause di mortalità in Friuli Venezia Giulia, con una crescente incidenza legata soprattutto alla steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Quest’ultima, spesso correlata a obesità, diabete e sedentarietà, è purtroppo in costante aumento anche tra bambini e adolescenti. Tale trend evidenzia quindi l’urgenza di intervenire precocemente, agendo sulla promozione di corretti stili di vita fin dalla tenera età. Il cuore del progetto è la conferenza informativa gratuita, organizzata martedì 28 ottobre 2025 alle 16:30 nella Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich a Trieste, aperta ai soci MACC, FIF e a tutti gli interessati, durante la quale gli specialisti della Fondazione Italiana Fegato offriranno un approfondimento scientifico sulla prevenzione, i corretti stili di vita e le nuove prospettive di ricerca. Particolare attenzione sarà dedicata all’importanza di una dieta equilibrata; saranno inoltre evidenziati i benefici dell’attività fisica regolare, della moderazione nel consumo di alcol e dell’esecuzione periodica di check-up clinici, strumenti essenziali per la diagnosi precoce di eventuali alterazioni. Parteciperà anche DocFoody, innovativa realtà imprenditoriale che progetta e realizza alimenti confezionati pensati per specifiche esigenze di salute. I rappresentanti guideranno i partecipanti alla scoperta di nuove soluzioni che uniscono gusto, praticità e benessere. La cittadinanza è invitata a partecipare numerosa a questa iniziativa gratuita, che rappresenta un’opportunità preziosa per accrescere la consapevolezza sulla salute del fegato e contribuire alla diffusione di una cultura della prevenzione condivisa. Per prenotare un posto in sala, clicca qui. Scarica il programma dell’evento.   Fondazione Italiana Fegato (FIF) La Fondazione Italiana Fegato, con sede presso l’Area Science Park di Trieste, è un ente di ricerca riconosciuto dal MIUR. Opera come centro di eccellenza internazionale nella ricerca epatologica, con attività che spaziano dalla diagnosi precoce alla sperimentazione di nuove strategie terapeutiche. Mutua di Assistenza del Credito Cooperativo (MACC ETS) La MACC ETS è stata costituita nel 1994 su iniziativa della BCC di Staranzano (oggi BCC Venezia Giulia). Nel corso degli anni ha sviluppato un impegno costante a favore della prevenzione, del benessere e della solidarietà, promuovendo iniziative in ambito sanitario, assistenziale e culturale a beneficio della comunità.
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GLI EVENTI IN AREA SCIENCE PARK
Workshop, corsi, incontri e tavole rotonde a carattere scientifico e divulgativo
RUBRICHE VIDEO
Interviste e video racconti dal mondo della ricerca di Area Science Park