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Dai nostri campus

Tutte le notizie da Area Science Park

06.08.2025
Una soluzione scalabile per la cattura e lo stoccaggio della CO₂
Lo studio, condotto da un team interdisciplinare che ha riunito scienziati del consorzio di infrastrutture di ricerca CERIC-ERIC, di Elettra Sincrotrone Trieste, dell’Università Tecnica di Graz (TU Graz) e dell’Istituto Officina dei Materiali (IOM) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IOM-CNR), è stato recentemente pubblicato su Nature Communications. Nella ricerca, supportata da CERIC-ERIC, i ricercatori  affrontato una sfida critica nel settore: adattare materiali MOF altamente porosi in assemblaggi pratici, durevoli e reattivi, da integrare in tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, mantenendo al contempo la loro integrità strutturale e capacità di assorbimento. Gli obiettivi di neutralità climatica (o carbonica) mirano a mitigare l’impatto umano sul cambiamento climatico raggiungendo un equilibrio tra le emissioni di anidride carbonica (CO2) e il suo assorbimento o sequestro dall’atmosfera. In questo contesto, i MOF, noti per la loro eccezionale porosità e la chimica altamente regolabile, sono tra i candidati più promettenti per le future strategie di mitigazione delle emissioni di CO₂. Tuttavia, la loro integrazione e il loro utilizzo sono stati rallentati dalla difficoltà di fabbricare forme funzionali e stabili – soprattutto film o membrane – compatibili con gli attuali sistemi industriali. In questo nuovo studio, i ricercatori hanno ingegnerizzato film MOF flessibili a base di zinco (Zn), cresciuti come strutture stratificate eteroepitassiali su alcuni substrati. Questi film incorporano leganti organici funzionalizzati, tra cui molecole fotocommutabili come l’azobenzene, che consentono la cattura reversibile di CO₂ innescata dalla luce (sia ultravioletta sia visibile). “Questi risultati dimostrano che è possibile progettare film MOF che non solo funzionano a condizioni prossime a quelle ambientali, ma che possono essere controllati a distanza utilizzando la luce – una strategia intelligente per la cattura dell’anidride carbonica, efficiente dal punto di vista energetico, che consente allo stesso tempo un controllo non invasivo del sistema”, afferma l’autrice principale della ricerca, la Dr.ssa Sumea Klokic, che ha progettato l’esperimento ed eseguito le relative misurazioni nell’ambito della ricerca supportata da CERIC-ERIC e ora è ricercatrice presso la TU Graz. Adattando la chimica dei leganti, il team ha ottenuto una maggiore flessibilità e reattività nei film Zn-MOF, consentendo l’assorbimento reversibile di CO₂ e l’adattamento strutturale dinamico a condizioni quasi-ambientali. “Utilizzando una combinazione di tecniche analitiche all’avanguardia disponibili presso le infrastrutture partner di CERIC-ERIC – tra cui la diffusione di raggi X ad ampio angolo a incidenza radente (GIWAXS) e la spettromicroscopia a infrarossi – siamo stati in grado di caratterizzare a fondo il sistema reversibile a bassa energia che abbiamo sviluppato, osservando le interazioni su scala molecolare e quantificando l’assorbimento di CO₂ in tempo reale, soprattutto in presenza di stimoli esterni come luce e temperatura” aggiunge il Dr Giovanni Birarda, ricercatore presso la linea di luce SISSI-Bio di Elettra Sincrotrone Trieste. Presso la beamline SISSI, la spettromicroscopia a infrarossi ha infatti consentito di studiare la distribuzione spaziale e la dinamica molecolare di CO₂ all’interno dei film MOF con elevata specificità chimica e risoluzione micrometrica. Guardando al futuro, i ricercatori sottolineano la necessità di migliorare le tecniche di imaging su scala nanometrica – come quelle che saranno sviluppate e implementate con l’aggiornamento di Elettra Sincrotrone Trieste (Elettra 2.0), che garantirà l’accesso a metodologie di analisi complementari per sondare processi dinamici su scale di lunghezza ancora più piccole – per mappare la distribuzione di CO₂ all’interno dei film MOF. Tali approcci potrebbero sbloccare ulteriori applicazioni dei MOF oltre allo stoccaggio dell’anidride carbonica, tra cui dispositivi di separazione dei gas, membrane a matrice mista e sensori ambientali.
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06.08.2025
Area continua ad attrarre personale ad alta specializzazione
Il Parco Scientifico Tecnologico di Trieste conferma la capacità di attrarre, trattenere e valorizzare competenze altamente qualificate. L’ultima rilevazione sul personale operante nei campus di Padriciano e Basovizza di Area Science Park registra un lieve incremento occupazionale con 2.828 addetti (dato al 31 dicembre 2024, + 28 unità rispetto all’anno precedente), ma l’aspetto più significativo resta l’alto livello di istruzione e specializzazione di coloro che lavorano nelle imprese e centri di ricerca insediati: tre quarti può vantare una laurea (48,6%) o un dottorato di ricerca (28,7%). Le discipline maggiormente rappresentate sono quelle tecnico-scientifiche, in particolare Ingegneria, Biotecnologie e Informatica, in linea con le aree di specializzazione del Parco. L’indagine annuale condotta dall’Ufficio Sviluppo Parco ha coinvolto 50 aziende e 8 centri/enti di ricerca, tra i quali Area Science Park che all’attività scientifica unisce la gestione del Parco. La componente femminile rappresenta oggi il 37% del totale, pari a 1.051 persone, segnando un lieve ma costante incremento rispetto al biennio precedente. I dati evidenziano inoltre che oltre la metà del personale – 1.667 addetti – è costituita da dipendenti, a conferma della stabilità contrattuale prevalente all’interno del sistema. Completano il quadro 844 unità di personale esterno, 234 borsisti e 73 collaboratori, a testimonianza di una rete articolata di competenze che abbraccia ricerca, formazione e trasferimento tecnologico. Quanto alla provenienza, il 64% degli addetti proviene dal Friuli Venezia Giulia, il 21% da altre regioni italiane e il 15% dall’estero. Sul versante anagrafico, il 47% degli addetti ha meno di 40 anni (21% under 30 e 26% nella fascia 31-40 anni), mentre il 24% è compreso nella fascia 41-50 anni e il 29% in quella over 51. Dati che riflettono un equilibrio tra esperienza e nuove energie, a beneficio della continuità e del ricambio generazionale, elementi fondamentali per un sistema della ricerca e dell’innovazione strutturato e in continua evoluzione.
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14.07.2025
CGM Fablab apre la nuova sede operativa in Area Science Park
CGM Fablab, divisione italiana del gruppo tedesco CompuGroup Medical, leader nelle soluzioni digitali per la sanità, ha inaugurato la sua sede operativa all’interno del nostro parco scientifico e tecnologico. Un passo importante per rafforzare l’impegno di CGM Fablab nell’innovazione del sistema sanitario, attraverso lo sviluppo di software avanzati che semplificano l’attività quotidiana dei professionisti della salute e migliorano la gestione del paziente lungo l’intero percorso di cura. Per saperne di più: https://fab-lab.it
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07.07.2025
Si apre una nuova era per il Sincrotrone: inizia l’installazione di Elettra 2.0
Dopo 32 anni di operatività, 160.000 ore di luce fornite e quasi 12.000 esperimenti eseguiti, che hanno portato a circa 10.000 articoli scientifici peer-reviewed, la macchina di luce Elettra è stata spenta il 2 luglio 2025 per l’ultima volta. Un momento simbolico che segna la chiusura di una fase storica e che ne inaugura un’altra con l’inizio dell’installazione dei componenti della nuova macchina di luce Elettra 2.0 al posto di quelli di Elettra. La nuova infrastruttura, realizzata con un investimento pubblico di quasi 200 milioni di euro, è basata su un anello di accumulazione di quarta generazione, che garantirà prestazioni significativamente superiori in termini di stabilità, brillanza, coerenza e precisione dei fasci di fotoni. L’avvio della nuova macchina di luce è previsto nel 2026 e i primi utenti esterni sono attesi a partire dall’inizio del 2027. Elettra 2.0 fornirà fasci di luce fino a 1.000 volte più brillanti, con una coerenza 60 volte superiore, resa possibile da una riduzione dell’emittanza del fascio di 50 volte rispetto all’attuale macchina. La nuova sorgente fornirà fotoni più stabili, focalizzati e coerenti, con energie fino a 120 keV ad un massimo di 32 stazioni sperimentali, di cui 20 riconfigurate a partire dalle 28 beamline ch’erano operative su Elettra e 12 completamente nuove, progettate per rispondere alle esigenze emergenti nei settori dei materiali funzionali, dei dispositivi quantistici, della catalisi, della biologia strutturale, dell’imaging biomedico e della fisica della materia condensata. La nuova macchina sfrutterà un layout con multi-bend achromat, che garantirà eccellente stabilità e prestazioni ottiche, e sarà dotata di ondulatori in vuoto, magneti curvanti superconduttivi ad alto campo, nuovi sistemi di manipolazione campioni e rivelatori ad alte prestazioni. A supporto della ricerca, saranno attivi anche 12 laboratori specialistici, che continueranno a servire la ricerca internazionale anche durante il “dark period” dedicato all’installazione di tutti i componenti della nuova macchina di luce, insieme al laser ad elettroni liberi FERMI che continuerà a operare regolarmente durante l’intero periodo. Elettra 2.0 continuerà a valorizzare le importanti collaborazioni attive con partner nazionali e internazionali. Elettra Sincrotrone Trieste, collocata all’interno del parco scientifico e tecnologico Area Science Park, ha presentato ufficialmente il progetto martedì 8 luglio 2025, alla presenza di rappresentanti istituzionali e scientifici, fra cui la Presidente di Area Science Park, Caterina Petrillo. Un commento del Presidente e Ad Prof. Alfonso Franciosi: “Con Elettra 2.0 costruiamo una nuova infrastruttura pensata per supportare la ricerca del futuro. Grazie a una luce molto più brillante e coerente, potremo osservare i materiali nella loro struttura più intima, sviluppare tecniche avanzate come la ptychography, la spettroscopia risolta in spin e l’imaging ad alta risoluzione. Misure che prima richiedevano ore potranno ora essere completate in pochi minuti, con un livello di dettaglio e di precisione molto maggiori. La nuova macchina sarà al servizio di una comunità scientifica ampia e interdisciplinare: dai materiali per l’energia alle tecnologie quantistiche, dalla catalisi alle biotecnologie. Ad esempio con SYRMEP Life Science, offriremo strumenti d’avanguardia per la medicina traslazionale, inclusa la possibilità di analisi ad alta risoluzione su pazienti per la diagnostica delle patologie polmonari. Elettra 2.0 sarà uno strumento competitivo a massimo livello internazionale, accessibile, aperto e progettato per affrontare le grandi sfide della scienza e dell’innovazione.”
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02.07.2025
ICGEB nello Spazio con la Missione Axiom-4
L’astronauta dell’Organizzazione indiana per la ricerca spaziale (ISRO) e Capitano di Gruppo Shubhanshu Shukla, attualmente a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nell’ambito della Missione Axiom 4 (Ax-4), sta eseguendo una serie di esperimenti scientifici nello spazio.  Sono due gli studi dell’ICGEB Nuova Delhi  in corso di realizzazione dagli astronauti Indiani. Riguardano la crescita e il metabolismo di microalghe commestibili in microgravità e le potenziali applicazioni per la nutrizione dell’equipaggio, il riciclo delle acque reflue e la conversione dell’anidride carbonica in ossigeno. Uno studio è stato co-progettato dal gruppo di ingegneria metabolica dell’ICGEB Nuova Delhi sotto la guida del Dr. Shashi Kumar con l’Istituto Nazionale di Ricerca sul Genoma Vegetale (NIPGR); uno sforzo collaborativo congiunto nell’ambito dell’iniziativa ISRO (Indian Space Research Organisation)-NASA. Questo progetto si concentra sul comportamento di tre specie di microalghe commestibili in condizioni di microgravità. L’obiettivo è esplorare il loro potenziale nella fissazione dell’anidride carbonica, nella generazione di ossigeno, nel riciclo delle acque reflue e, in ultima analisi, nella loro fattibilità come sistema alimentare e di supporto vitale sostenibile per gli astronauti.Simulando le condizioni di volo spaziale a lungo termine, questo esperimento mira a un passo avanti verso soluzioni di supporto vitale autosufficienti per le future missioni nello spazio profondo. Un secondo esperimento, progettato dal gruppo di biologia dei sistemi dell’ICGEB Nuova Delhi guidato dal Dr. Shireesh Srivastava, studia due ceppi di cianobatteri – una divisione di microrganismi imparentati con i batteri ma capaci di fotosintesi. Sono procarioti e rappresentano la prima forma di vita conosciuta sulla Terra. Questo studio, un’iniziativa congiunta nell’ambito della collaborazione ISRO-ESA (Agenzia Spaziale Europea), si concentra sulla crescita dei cianobatteri utilizzando l’urea come fonte di azoto, esaminando così le possibilità di riciclaggio del carbonio e dell’azoto in ambienti spaziali chiusi. La comprensione di questi processi microbici è fondamentale per lo sviluppo di sistemi bio-rigenerativi efficienti, essenziali per il volo umano prolungato e l’abitabilità del pianeta.
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23.06.2025
FAO e ICGEB insieme per i sistemi agroalimentari
Dr. Beth Crawford, Chief Scientist ad interim della FAO e Dr. Lawrence Banks, ICGEB Director-General firmano un Protocollo d’intesa (Memorandum of Understanding MoU) per rafforzare la cooperazione sull’ingegneria genetica e sulle soluzioni biotecnologiche a sostegno della trasformazione dei sistemi agroalimentari. L’accordo sottolinea l’impegno di entrambe le organizzazioni a promuovere l’innovazione, ad affrontare sfide globali urgenti come la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale e a sostenere il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. La collaborazione tra la FAO e l’ICGEB si basa sulla missione condivisa di far progredire lo sviluppo e l’applicazione dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie in agricoltura, con un’attenzione particolare ad aree innovative come, ma non solo, i bioinoculanti, i microbiomi, i biofertilizzanti, i biopesticidi e la biosicurezza. Combinando la portata globale e i quadri strategici della FAO con l’eccellenza scientifica e le capacità di ricerca avanzate dell’ICGEB nel settore, la partnership mira ad accelerare l’adozione di tecnologie all’avanguardia e a promuovere pratiche sostenibili nei sistemi agroalimentari di tutto il mondo. Il protocollo d’intesa pone l’accento sulla collaborazione tecnica e sullo sviluppo delle capacità in settori biotecnologici chiave. Le attività comprenderanno l’organizzazione di workshop congiunti e missioni di supporto tecnico. Particolare attenzione sarà data alla capacità dei Paesi di applicare la genomica, la bioinformatica e l’editing del genoma per migliorare le prestazioni delle colture e del bestiame, aumentare l’efficienza nell’uso dei nutrienti e rafforzare la resilienza agli stress biotici e abiotici. La collaborazione esplorerà anche gli aspetti politici e normativi delle biotecnologie e contribuirà al dialogo tra scienza e politica attraverso la partecipazione congiunta a forum globali ed eventi di advocacy. Attraverso questa partnership, FAO e ICGEB supporteranno congiuntamente almeno due Paesi nell’applicazione delle biotecnologie per migliorare i sistemi agroalimentari. Produrranno inoltre documenti politici su temi prioritari e organizzeranno eventi per promuovere le biotecnologie rilevanti per l’agricoltura su piccola scala. Le attività di sviluppo delle capacità saranno progettate per rafforzare le competenze tecniche dei Paesi membri della FAO e promuovere l’uso responsabile della biotecnologia in linea con la bioeconomia. Il Direttore Generale dell’ICGEB, Dr. Lawrence Banks, commenta: “Il cambiamento climatico e i suoi inevitabili impatti sulla sicurezza alimentare rappresentano una delle principali sfide per l’umanità, con le popolazioni del Sud globale particolarmente vulnerabili. La partnership con la FAO offre quindi un’opportunità unica per affrontare queste sfide e garantire la creazione di risorse nutrizionali sostenibili e resilienti per alcune delle aree più povere del mondo. La biotecnologia offre straordinarie capacità per migliorare la nutrizione globale, a un ritmo che supera di gran lunga le pratiche agricole tradizionali. Affrontare la siccità, le malattie, migliorare la nutrizione e la resa delle colture sono tutti obiettivi raggiungibili grazie all’uso della biotecnologia agricola moderna. Combinare l’expertise della FAO e dell’ICGEB garantirà che tali sviluppi possano essere raggiunti e adottati dalle popolazioni di tutto il mondo, assicurando che nessuno venga lasciato indietro.” “Questa partnership con l’ICGEB riflette il nostro impegno condiviso a promuovere la scienza e l’innovazione a supporto di sistemi agroalimentari sostenibili. Combinando il mandato globale della FAO con la ricerca all’avanguardia e l’expertise tecnica dell’ICGEB, possiamo aiutare i Paesi a sfruttare il potenziale delle biotecnologie per affrontare sfide cruciali come la sicurezza alimentare, la resilienza climatica e lo sviluppo sostenibile. Questa collaborazione sostiene l’attuazione del Quadro Strategico FAO 2022–31, promuovendo l’innovazione per una produzione migliore, una nutrizione migliore, un ambiente migliore e una vita migliore, senza lasciare indietro nessuno”, dichiara Beth Crawford, Chief Scientist ad interim della FAO. Questa partnership esemplifica come le alleanze basate sulla scienza possano contribuire a superare le complesse sfide dell’agricoltura, della sicurezza alimentare e della salute ambientale, per esempio il progetto B-INOC Africa dell’ICGEB promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internationale che sta già portando risultati concreti sul Continente.
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Workshop, corsi, incontri e tavole rotonde a carattere scientifico e divulgativo
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