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Comunicati Stampa

29.11.2025
Assegnati i riconoscimenti della XX edizione del Premio Bernardo Nobile
Sono Lorenzo Emer, Elisa Sabbadin, Miriana Di Stefano, Maria Caterina Crocco, Manuele Favero e Giacomo Russo i vincitori della XX edizione del Premio Bernardo Nobile per tesi di laurea o dottorato che abbiano valorizzato l’utilizzo della documentazione e dell’informazione brevettuale, l’applicazione di metodologie e tecniche di intelligenza artificiale per l’estrazione di contenuti di valore da fonti bibliografiche o lo sviluppo di analisi anticipatorie (foresight e forecast) aventi a oggetto tecnologie “deep-tech”. La cerimonia si è tenuta a conclusione dell’evento “Brevetti e AI: il cuore della rivoluzione Deep Tech”, organizzato da Area Science Park con il supporto dell’Associazione Italiana Documentalisti Brevettuali (AIDB), durante il quale particolarmente significativi sono stati gli interventi di alcuni vincitori delle passate edizioni, il cui excursus professionale si contraddistingue per l’attinenza con i temi da sempre promossi dal Premio, che valorizza il ruolo della proprietà intellettuale e dell’informazione brevettuale come leva strategica per ricerca, innovazione e crescita economica: Paola Belingheri della LUISS Guido Carli (vincitrice nel 2017), Giovanni Cristiano Piani di Area Science Park (vincitore nel 2011), Davide Russo dell’Università degli Studi di Bergamo // Tinexta Innovation Hub (vincitore nel 2007), Matteo Straccamore della Forward Partners, Parigi (vincitore nel 2024). Il Premio, istituito da Area Science Park per ricordare Bernardo Nobile, promotore e primo responsabile dell’Ufficio Studi e PatLib dell’Ente nel corso degli anni ha visto candidate 824 tesi (42 nell’ultima edizione), per un totale di 56 vincitori, affermandosi come punto di riferimento nazionale per la valorizzazione della ricerca accademica in ambito brevettuale e tecnologico. “I brevetti sono sia uno strumento per valorizzare i risultati della ricerca in una prospettiva di sfruttamento industriale, sia un modo attraverso cui startup e imprese innovative presentano la propria unicità al mercato. Avere accesso a informazioni brevettuali significa avere la possibilità di focalizzare la ricerca e identificare trend tecnologici, collaborazioni e opportunità di sviluppo” ha dichiarato la Presidente di Area Science Park Caterina Petrillo. “È in questo contesto di stretta connessione tra ricerca e impresa che si inserisce il Premio Bernardo Nobile che quest’anno celebra un anniversario importante: 20 anni dalla sua istituzione. Un percorso longevo capace di intercettare con continuità i rapidi sviluppi delle tecnologie emergenti”. Per ciascun vincitore è previsto un riconoscimento economico di 2.500 euro e la pubblicazione della tesi sul sito di Area Science Park.   I vincitori e le motivazioni della XX edizione: CATEGORIA 1 – Uso dei brevetti come fonte di informazione Vincitore: Lorenzo Emer – Università di Trento / Sant’Anna – Scuola Universitaria Superiore di Pisa Tesi: A patent analysis of AI-based green inventions: stylized facts and forecasting Motivazione: La tesi presenta un approfondito esame dei documenti brevettuali, basato sia sulle relative classificazioni sia su un’accurata disamina linguistica dei contenuti.   CATEGORIA 2 – Analisi dei brevetti in prospettiva economica e gestionale Vincitrice: Elisa Sabbadin – Università di Padova Tesi: Clusters beyond borders: exploring knowledge spillovers through collaborations and acquisitions Motivazione: La tesi si distingue per lo studio delle relazioni socio-economiche su scala globale e la capacità di trarre significativi paragoni a livello europeo ed internazionale. La Commissione ne ha particolarmente apprezzato la solidità e la validità della base metodologica.   CATEGORIA 3 – Applicazione dell’intelligenza artificiale e dei big data alla ricerca scientifica e tecnologica Vincitori: Miriana Di Stefano (Scienze della vita) – Università di Siena / Università di Pisa Tesi: Big Data Analysis and Artificial Intelligence in Hit Identification and Target Fishing for Neurodegenerative Diseases Motivazione: La tesi presenta una strutturata analisi di dataset molecolari combinata con l’applicazione di tecnologie digitali avanzate e validate in una prospettiva lungimirante nel settore farmaceutico. Maria Caterina Crocco (Scienze dei materiali) – Università della Calabria Tesi: Non Destructive Material Investigation: Advanced Techniques Across Disciplines Motivazione: La tesi descrive un’analisi dell’uso innovativo e combinato di microtomografia a raggi X e spettrografia infrarossa in trasformata di Fourier e per averne descritto e validato le potenzialità di applicazione in svariati campi tecnologici a vantaggio del progresso della conoscenza scientifica e dell’innovazione tecnologica. Manuele Favero (Tecnologie digitali avanzate) – Università di Padova Tesi: AI Driven Generation And Classification of Short Sound Messages for Internet of Audio Things Motivazione: La tesi tratta gli sviluppi di tecniche avanzate in un settore peculiare e non precedentemente esplorato ma ad alto impatto potenziale, contribuendo allo sviluppo di un nuovo paradigma nell’ambito delle comunicazioni. Giacomo Russo (Filiere energetiche verdi) – Alma Mater Studiorum Università di Bologna Tesi: Development of Flux Pump-Based Supply Systems For Superconducting Coils Motivazione: La tesi presente un’ampia rassegna di letteratura tecnica e brevettuale con un approccio strutturato e orientato al foresight e l’elevato livello di innovazione tecnologica con strumenti di IA atti a velocizzare processi di ricerca e sviluppo e ridurre i costi sperimentali allungando il ciclo di vita delle soluzioni energetiche.     MENZIONI SPECIALI Alice Tuberoni – Alma Mater Studiorum Università di Bologna Tesi: Directed technical change: evaluating the impact of Sweden’s tax reform on clean transport innovation Motivazione: per l’approccio multidisciplinare e l’originalità dell’analisi internazionale. Andrea Bisciotti – Università di Ferrara Tesi: Quantitative Mineralogy: Sorting and Recycling of Construction and Demolition Waste Motivazione: per l’applicazione di strumenti predittivi ai temi della sostenibilità. Letizia Girardi – Università di Trento Tesi: Automatic Measurement and Analysis of Perivascular Spaces in Parkinsonian Subjects from Brain MRI Images Motivazione: per l’uso innovativo dell’IA nelle applicazioni cliniche e diagnostiche.
Comunicati Stampa
26.11.2025
NASCHA, l’acceleratore transfrontaliero per una filiera dell’idrogeno
Con il kick-off meeting che ha preso il via oggi e si concluderà domani 27 novembre prende ufficialmente il via NASCHA – North Adriatic Smart Communities Hydrogen Accelerator, la nuova iniziativa nata per accelerare lo sviluppo e l’adozione di tecnologie basate sull’idrogeno rinnovabile nell’ecosistema del Nord Adriatico. Il progetto europeo, della durata di 36 mesi, ha un valore complessivo di circa 11 milioni di euro, dei quali 7 milioni e 900mila finanziati dal programma I3 – Interregional Innovation Investments Instrument. NASCHA rappresenta la naturale evoluzione e un’importante estensione dell’iniziativa North Adriatic Hydrogen Valley (NAHV), da cui eredita la visione di una filiera dell’idrogeno integrata, resiliente e interregionale, rafforzandola attraverso attività dimostrative, strumenti di scalabilità delle soluzioni proposte e attività di accelerazione dedicate alle PMI. Il progetto, di cui Area Science Park è capofila, riunisce 20 organizzazioni pubblico-private provenienti da Italia (principalmente Friuli Venezia Giulia), Slovenia e Croazia, rappresentative dell’intera catena del valore dell’idrogeno: enti di ricerca, PMI innovative, grandi imprese, organizzazioni di supporto alle imprese, università e autorità locali. NASCHA mira a sviluppare tre Smart Communities of Practice e due progetti pilota per portare soluzioni basate su nuove tecnologie nel settore dell’idrogeno verde da un Livello di Maturità Tecnologica (TRL) 6 a TRL 9, rendendole quindi pronte per il mercato e per gli investimenti. Il progetto, oltre a sviluppare tre Smart Communities of Practice (SCP) nelle città di Celje, Ajdovščina (Slovenia) e Cres (Croazia), finalizzate a dimostrare l’efficacia delle diverse applicazioni dell’idrogeno verde rispettivamente nelle aree urbane, nell’irrigazione sostenibile e nei trasporti e mobilità attraverso l’integrazione tra innovatori, imprese, amministrazioni pubbliche e centri di ricerca, mira a rafforzare l’ecosistema di produzione, stoccaggio e distribuzione dell’idrogeno dei territori del Nord Adriatico. NASCHA, infatti, integra e condivide le conoscenze tra regioni fortemente innovative e regioni meno sviluppate nelle catene del valore dell’idrogeno dell’UE, contribuendo al Green Deal Europeo, alla Strategia sull’Idrogeno e agli obiettivi di decarbonizzazione. “NASCHA contribuisce ad accelerare la transizione energetica nell’Adriatico Settentrionale – spiega Alberto Soraci, coordinatore del progetto -. Mira a rafforzare l’ecosistema dell’idrogeno contribuendo al Green Deal Europeo. Inoltre, rafforza la cooperazione transfrontaliera e l’integrazione di tecnologie in catene del valore chiave come i trasporti e le aree urbane, per un impatto duraturo che prevede anche la replicabilità di buone pratiche da parte di altre regioni”. Uno degli elementi più innovativi dell’iniziativa è lo stanziamento di fondi dedicati alle imprese: NASCHA supporterà almeno 20 PMI attraverso finanziamenti a cascata (fino a 60.000 euro ciascuna) e programmi avanzati di accelerazione d’impresa e investor readiness. Il progetto svilupperà, inoltre, una serie di strumenti pensati per facilitare l’adozione del modello NASCHA in altre Hydrogen Valley europee, grazie a procedure standardizzate, know-how per la selezione di terze parti, servizi di matchmaking per gli investitori. Partner di progetto: Area Science Park (capofila), META Group, ETRA, Italian Business Angels Network Association, Obcina Ajdovscina, STEMwise, META Circularity, CTS H2, Grad CRES, OTRA, RRA PORIN, SIST, ECUBES, Inkubator, PATRIA, University ofZagreb – Faculty of Electrical Engineering and Computing, Energetika, Institut Jozef Stefan, Mestna Obcina Celje, INCOM. Cofinanziato attraverso lo Strumento I3 implementato da EISMEA.
Comunicati Stampa Infrastrutture tecnologiche
17.11.2025
Area protagonista al Malnisio Science Festival 2025
Area Science Park sarà tra i protagonisti del Malnisio Science Festival 2025, in programma dal 21 al 24 novembre alla Centrale Idroelettrica “A. Pitter”, nel Comune di Montereale Valcellina (PN). L’edizione di quest’anno, promossa dal Comune di Montereale Valcellina con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, si conferma un punto di riferimento per la divulgazione scientifica e culturale, la partecipazione civica e la valorizzazione del territorio, con il coinvolgimento atteso di oltre 10mila visitatori. Quattro giornate di incontri, spettacoli e laboratori con oltre 40 relatori da tutta Italia, che animeranno la storica Centrale di Malnisio, simbolo della rivoluzione industriale e oggi luogo di ispirazione per nuove forme di divulgazione. In particolare, Area Science Park, che è co-patrocinatore del Festival, partecipa al programma con tre appuntamenti. Sabato 22 novembre alle ore 15.00 verrà inaugurata Regenerative Symphony, l’opera audiovisiva interattiva nata dalla residenza artistica realizzata presso Area Science Park dallo Studio Above&Below di Londra, nell’ambito del programma europeo S+T+ARTS. Durante l’incontro Regenerative Symphony – Opening Event: Storia di una residenza artistica tra arte e scienza, Valentina De Grazia, Marinella Favot, Francesca Cuturello e Perry-James Sugden presenteranno l’installazione realizzata da Daria Jelonek e Perry-James Sugden in collaborazione con i ricercatori di Area Science Park, grazie a fondi Horizon e alla collaborazione di MEET digital culture center di Milano. L’opera esplora la possibilità di una collaborazione tra intelligenza umana, naturale e artificiale: un modello di intelligenza artificiale genera infatti l’opera basandosi su dati di monitoraggio delle materie prime critiche (critical raw materials) e sull’analisi di mercato della regione settentrionale dell’Italia. L’installazione, già presentata ad eventi come il New Atlas of Digital Arts a Milano e il Sónar di Barcellona, resterà visitabile alla Centrale Elettrica di Malnisio per alcuni mesi. Domenica 23 novembre sarà la volta di due appuntamenti dedicati all’intelligenza artificiale. Alle 12.15 con il talk “AI quanto ci costi?”, Stefano Cozzini, Direttore dell’Istituto Ricerca e Innovazione Tecnologica di Area Science Park, guiderà il pubblico in una riflessione sul costo energetico e ambientale dei supercomputer che rendono possibili gli algoritmi di AI. Alle 16.30 seguirà “Un viaggio nelle reti neurali e nella (loro) rappresentazione del mondo”, con Alberto Cazzaniga e Alessio Ansuini, ricercatori del Laboratorio di Data Engineering (LADE) di Area Science Park: un talk-spettacolo ispirato al mito della caverna di Platone che indaga come le reti neurali costruiscano rappresentazioni della realtà. Spiega Stefano Cozzini: “Area Science Park condividerà al Malnisio Science Festival 2025 la sua esperienza nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, offrendo al pubblico spunti e suggestioni su come affrontare il cambiamento in modo scientifico e sostenibile, avvicinando tutti alle sfide e alle straordinarie opportunità che la (R)evolution tecnologica porta con sé”.
Comunicati Stampa
10.11.2025
Ricerca e cooperazione contro la resistenza antimicrobica
La World Antimicrobial Resistance Awareness Week (WAAW) – la Settimana Mondiale per la Consapevolezza sulla Resistenza Antimicrobica promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si celebrerà dal 18 al 24 novembre, avendo quest’anno come tema “Agire Ora: Proteggere il Nostro Presente, Assicurare il Nostro Futuro”. Lo scopo principale è sensibilizzare a livello mondiale sul pericolo della resistenza antimicrobica (AMR), che si verifica quando batteri, virus, funghi e parassiti si evolvono e resistono all’effetto dei farmaci, rendendo le infezioni difficili da trattare. In prossimità di questa ricorrenza importante dal punto di vista sanitario, scientifico e sociale, Area Science Park ha organizzato oggi a Trieste, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, l’International Workshop “Tackling Antimicrobial Resistance: Prevention, Monitoring and Counteraction”, dedicato alla prevenzione, al monitoraggio e alle strategie di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (AMR). L’iniziativa, intrapresa nell’ambito del progetto PRP@CERIC e promossa con il patrocinio di istituzioni scientifiche nazionali e internazionali – tra cui il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), la Società Italiana di Microbiologia (SIM), l’Università di Trieste, ha riunito esperti del mondo accademico, clinico e industriale per discutere le più recenti ricerche e soluzioni innovative per affrontare la crescente minaccia dei batteri resistenti ai farmaci. La ricerca scientifica in questi anni sta provando a trovare risposte e strategie per fermare la diffusione dei batteri resistenti agli antibiotici e sviluppare terapie efficaci contro le infezioni che oggi non rispondono più ai trattamenti tradizionali. La cooperazione scientifica internazionale è una delle carte fondamentali da giocare per vincere una delle più grandi sfide sanitarie del nostro tempo. Durante il workshop è stato sottolineato come il monitoraggio rappresenti un pilastro essenziale del Piano Nazionale di Contrasto all’AMR (PNCAR). La resistenza antimicrobica è infatti un processo evolutivo e globale, responsabile di 1,27 milioni di decessi diretti e 4,95 milioni di decessi totali associati ogni anno, una cifra che supera quelle combinate di tubercolosi e HIV. I batteri del gruppo ESKAPE (Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa ed Escherichia coli), insieme a Mycobacterium tuberculosis e Streptococcus pneumoniae, sono oggi tra i principali responsabili delle infezioni più difficili da trattare. “La situazione relativa alla resistenza agli antibiotici è molto eterogenea: in Italia notiamo una crescente cautela e sensibilità nella prescrizione e nell’uso corretto degli antimicrobici, sia in ambito umano che in zootecnia, ma a livello globale la gestione del problema è ancora diseguale – sottolinea Federica Mantovani di Area Science Park -. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Commissione Europea hanno evidenziato che, nonostante le precauzioni adottate, c’è una grave mancanza di innovazione nel settore. Tra i circa novanta farmaci in studio, solo quindici sono considerati estremamente innovativi. È cruciale incrementare la ricerca, anche di base, su questo tema per sviluppare terapie radicalmente nuove e superare l’antibiotico resistenza, poiché rimanere su schemi terapeutici analoghi a quelli attuali non è sufficiente”. Per contrastare la diffusione dell’AMR sono necessarie azioni coordinate a livello internazionale e locale, basate su programmi di stewardship antibiotica – cioè che promuovano l’uso consapevole e mirato dei farmaci antimicrobici –, su una sorveglianza epidemiologica costante e sull’approccio “One Health”, che riconosce il legame indissolubile tra la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente. “L’antimicrobico resistenza è un fenomeno globale che richiede azioni locali – evidenzia Stefania Stefani dell’Università di Catania -. Il suo impatto varia notevolmente, con conseguenze molto più gravi in Africa, India Far East, dove si registra un problema critico di accesso alle cure e ai nuovi antibiotici. In Italia, ad esempio, ci confrontiamo con un’alta mortalità per microrganismi Gram negativi multidrug-resistenti. È un problema multifattoriale che non ha confini. Per affrontarlo è fondamentale l’approccio One Health, che riconosce che la resistenza si manifesta allo stesso modo nell’uomo, negli animali (zootecnia) e nell’ambiente. Dobbiamo studiare il problema in tutti questi ambiti, identificando gli hotspot di raccolta dei microrganismi resistenti, come i luoghi di trattamento dei rifiuti, per comprendere la loro origine e valutare l’impatto futuro sull’uomo”. Ampio spazio è stato dedicato alla presentazione di strategie terapeutiche innovative, tra cui la ricerca su anticorpi monoclonali umani isolati da pazienti convalescenti, capaci di prevenire e curare infezioni batteriche e di contribuire all’identificazione di nuovi antigeni per lo sviluppo di vaccini. Questi risultati aprono prospettive concrete per contrastare i patogeni resistenti e ridurre l’impatto dell’AMR sulla salute pubblica globale. “Gli anticorpi monoclonali sono una promettente alternativa agli antibiotici tradizionali – spiega Claudia Sala della Fondazione Biotecnopolo di Siena – in quanto consentono di colpire in modo molto specifico solo i batteri patogeni, un approccio che permette di preservare il microbiota, la flora batterica ‘buona’, che verrebbe invece danneggiato dagli antibiotici tradizionali. Gli anticorpi monoclonali sono già approvati per altre patologie, come il cancro e le malattie autoimmuni, dove sono già numerosi. Per quanto riguarda gli anticorpi antibatterici specifici, siamo nella fase di scoperta, la sperimentazione umana richiede tempi lunghi perché come sappiamo passa attraverso molteplici fasi”. Altro approccio promettente, affrontato nel workshop da Mariagrazia Di Luca dell’Università di Pisa e dell’ICGEB, è l’utilizzo dei virus batteriofagi, emersi come antimicrobici di precisione per terapie mirate, ad esempio nei casi di infezioni croniche. Questi virus offrono una soluzione mirata perché infettano e distruggono selettivamente i batteri patogeni, salvaguardando il microbiota benefico. Grazie ai progressi scientifici, i ricercatori sono ora in grado di ingegnerizzare cocktail di fagi e derivati per superare i meccanismi di resistenza batterica, con risultati incoraggianti già osservati contro patogeni multiresistenti come Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus. Tuttavia, restano sfide importanti da superare, in particolare per quanto riguarda l’approvazione normativa e la produzione su larga scala. Contrastare la resistenza antimicrobica richiede un impegno condiviso e una cooperazione internazionale rafforzata, attraverso la promozione di pratiche responsabili nell’uso degli antibiotici, una maggiore attenzione all’igiene e alla prevenzione delle infezioni – anche attraverso la vaccinazione – e un continuo sostegno alla ricerca di nuove terapie.
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