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News

Tutte le notizie da Area Science Park

12.01.2026
La scienza svela i segreti dei tatuaggi secolari
Un progetto di ricerca innovativo, sostenuto dal Consorzio europeo di infrastrutture di ricerca CERIC-ERIC, ha gettato nuova luce su uno dei capitoli più insoliti e poco conosciuti della storia umana: come cioè la pelle veniva tatuata – e poi conservata – secoli fa. Lo studio, pubblicato sulla rivista Heritage Science, combina storia, chimica, antropologia e scienze della conservazione per comprendere e proteggere meglio i rari frammenti di pelle tatuata, molti dei quali risalenti a oltre un secolo fa, conservati nella storica Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” dell’Università di Bologna. La ricerca, che ha coinvolto un team multidisciplinare di CERIC-ERIC, dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), di Elettra Sincrotrone Trieste, dell’Università di Bologna, dell’Università di Roma “Tor Vergata” e del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam (ICTP), offre una finestra unica sui tatuaggi del passato, sulle tradizioni culturali dietro a queste pratiche e sui modi in cui i musei un tempo raccoglievano e studiavano il corpo umano. Il tatuaggio è una pratica antica, diffusa in tutte le culture e in tutte le epoche: dalla mummia tatuata di “Ötzi”, risalente a 5.000 anni fa e rinvenuta sulle Alpi, ai pellegrini cristiani medievali che segnavano i propri corpi come segno di fede. Ma accanto a questa ricca storia si cela un’usanza più oscura: la collezione di frammenti di pelle umana tatuata da parte dei primi scienziati, criminologi e musei, in particolare durante il XIX secolo. A quel tempo, i tatuaggi erano infatti erroneamente considerati segni di criminalità o di comportamento deviante, idee promosse da figure allora influenti ma ormai screditate, come il criminologo italiano Cesare Lombroso. Ciò ha fatto sì che frammenti di pelle tatuata venissero conservati nei musei e negli istituti di ricerca di tutta Europa. I reperti studiati in questa ricerca rappresentano la tradizione e lo stile dei Tatuaggi Lauretani, una pratica devozionale limitata geograficamente all’Italia centrale e intimamente legata ai pellegrinaggi alla Santa Casa di Loreto, un importante santuario cattolico nelle Marche. “Questi tatuaggi – spiega Monia Vadrucci, ricercatrice dell’ASI e prima autrice dello studio – rivelano storie intime di persone che hanno vissuto nell’Italia centrale tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo. I soggetti religiosi – Madonne di Loreto, ostensori, Sacri Cuori – testimoniano i pellegrinaggi compiuti al Santuario della Santa Casa, un viaggio che per i contadini e le persone di umili origini rappresentava un’impresa difficile, spesso compiuta a piedi attraverso la campagna. La data “1881” incisa accanto a una Madonna, ad esempio, immortala non solo l’anno del pellegrinaggio, ma probabilmente un momento cruciale nella vita di quella persona: una grazia ricevuta, una promessa mantenuta o un atto di ringraziamento”. Il tatuaggio, eseguito con rudimentali strumenti di ferro a tre punte, diventava così un voto permanente, un legame fisico con il divino impresso sulla pelle – principalmente sui polsi – che richiamava le stimmate di Cristo e di San Francesco. Accanto ai simboli sacri, emergono anche tatuaggi profani ed erotici, testimonianza di una cultura popolare che mescolava, senza apparenti contraddizioni, devozione e carnalità. “Le differenze osservate tra i campioni, che suggeriscono individui di età diverse – aggiunge Stefano Ratti, professore di Anatomia Umana all’Università di Bologna ed esperto scientifico della Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” – indicano che queste persone hanno portato i loro tatuaggi per tutta la vita, segni indelebili di momenti che hanno definito la loro identità spirituale e sociale in un’epoca in cui il corpo stesso diventava un libro della memoria”. I frammenti di pelle tatuata sono stati ritrovati solo di recente nei depositi del museo. Poiché esistono poche testimonianze documentali sulle loro origini, i ricercatori hanno colto l’occasione per studiarli con metodi di indagine moderni e non invasivi, in grado di proteggere questi reperti estremamente fragili e allo stesso tempo di svelarne i segreti: “Attraverso analisi spettroscopiche avanzate condotte presso Elettra Sincrotrone Trieste – spiega Chiaramaria Stani, ex ricercatrice di CERIC e ora scienziata presso Elettra – abbiamo identificato pigmenti tradizionali come il carbonio vegetale per i tatuaggi neri, pigmenti naturali di terra per i marroni e una miscela di cinabro e minio per i rossi. Ma abbiamo anche scoperto tracce di composti di zinco e calce, che potrebbero suggerire l’utilizzo di antichi metodi di conservazione museale. Questo approccio multidisciplinare ci permette quindi di documentare una pratica culturale quasi estinta e di sviluppare protocolli di conservazione specifici per questi materiali unici”. Questa ricerca offre preziose informazioni sulle dimensioni morali, sociali e religiose del tatuaggio nell’Italia del XIX secolo, contribuendo alla comprensione dell’evoluzione del tatuaggio da pratica devozionale e identitaria a forma d’arte contemporanea. Lo studio stabilisce inoltre un quadro di riferimento per i musei di tutto il mondo che conservano materiali simili, molti dei quali sono privi di documentazione o presentano problemi di conservazione. Le ricerche future mirano ad ampliare le tecniche scientifiche utilizzate ed esplorare le fonti archivistiche per comprendere meglio chi fossero questi individui e come sia stata conservata la loro pelle tatuata. Il gruppo di ricerca sottolinea infine l’importanza di affrontare le dimensioni etiche dello studio e dell’esposizione dei resti umani, materiali sensibili (seppur dall’elevato valore culturale e scientifico) che richiedono quindi un trattamento rispettoso.
Dai nostri campus
30.12.2025
L’Italia al CES di Las Vegas punta sul deep tech
L’ente nazionale di ricerca Area Science Park conferma la sua presenza al CES di Las Vegas – la più grande e importante fiera tech al mondo, in scena a gennaio 2026 – accompagnando per il nono anno consecutivo le startup italiane nel padiglione organizzato assieme ad Agenzia ICE. La missione di quest’anno – che conta 51 imprese innovative espositrici – si caratterizza per una decisa impronta deep tech, affacciando sul mercato globale soluzioni made in Italy ad alta intensità scientifica che spaziano dalle scienze della vita ai nuovi materiali, fino alle tecnologie energetiche e al digitale avanzato. Una partecipazione che per Area Science Park rappresenta un punto di caduta internazionale di una strategia complessa che vede l’ente impegnato in questi anni nel supporto strutturale all’innovazione e al trasferimento tecnologico, in una filiera che unisce ricerca di base e sviluppo imprenditoriale nei settori a più alto potenziale di impatto. L’obiettivo è mettere a sistema le infrastrutture di ricerca e le competenze scientifiche per supportare la crescita di imprese capaci di rispondere alle sfide del futuro. La presenza a Las Vegas è l’occasione per tracciare il bilancio delle nuove direttrici strategiche avviate da Area. Proprio nelle settimane del CES, infatti, giunge a compimento la prima fase di “Deep Tech Revolution”, programma del valore di 1 milione di euro dedicato a progetti d’impresa innovativi ad alta tecnologia. L’iniziativa ha visto la candidatura di progetti da 14 regioni italiane, ora al vaglio finale: entro il 15 gennaio 2026 saranno annunciati i cinque vincitori che accederanno a finanziamenti e, per la prima volta, all’utilizzo diretto delle piattaforme tecnologiche dell’ente dalla genomica alla microscopia avanzata. Deep Tech Revolution mette infatti a disposizione, oltre ai contributi in denaro, anche servizi ad alta tecnologia che includono l’accesso a infrastrutture di ricerca e laboratori avanzati del campus di Trieste. Questa iniziativa si salda con la vetrina del CES, creando un continuum tra la ricerca sviluppata nei laboratori italiani e la validazione commerciale in un contesto competitivo internazionale. Anche per questa edizione del CES Area Science Park ha curato l’organizzazione dell’Academy dedicata alle startup della delegazione italiana. Attraverso un percorso di preparazione specifica, le imprese hanno lavorato su pitch e strategie di approccio a investitori e media internazionali, massimizzando le opportunità offerte dalla fiera. L’ente sarà inoltre protagonista attivo nell’agenda del padiglione Italia, organizzando un panel tematico che vedrà il confronto tra stakeholder dell’innovazione e investitori internazionali sui temi del deep tech e del trasferimento tecnologico. «La nostra partecipazione al CES 2026 va letta come parte di un investimento strutturale sul Deep Tech. Non ci limitiamo ad accompagnare le startup in fiera; stiamo costruendo l’infrastruttura scientifica ed economica che permette loro di nascere e competere», spiega Fabrizio Rovatti, dirigente tecnologo di Area Science Park. «Negli ultimi anni abbiamo lavorato per andare oltre il semplice affiancamento imprenditoriale, garantendo un supporto scientifico “hard”, mettendo a disposizione laboratori e capitali. In questo contesto Las Vegas rimane un passaggio opportunità di confrontarsi con i trend globali e cercare quella validazione di mercato necessaria per scalare. La forte trazione deep tech delle startup che accompagniamo quest’anno dimostra che la direzione intrapresa è quella giusta per presidiare le tecnologie del futuro». La strategia di Area Science Park si muove su un doppio ecosistema nazionale. In questo quadro si inserisce il ruolo di iniziative come Startup Marathon, il contest promosso con UniCredit Start Lab e Fondazione Comunica, giunto nel 2025 alla sua sesta edizione. Con la formula della competizione tra giovani realtà innovative il programma stimola la creazione di sinergie tra le organizzazioni che le supportano, il mondo della ricerca, dell’industria e quello del venture capital. Un’iniziativa in costante crescita che negli anni ha raccolto adesione da più di 50 tra incubatori, acceleratori, università e altri enti di ricerca che aiutano le startup a nascere e crescere. Enti che hanno a loro volta candidato al contest più di 200 startup, dando loro modo, attraverso le varie fasi della manifestazione, di entrare in contatto con decine di grandi aziende – pmi e corporate – e investitori che supportano l’iniziativa. Il padiglione italiano al CES 2026. Situato nell’Eureka Park, cuore pulsante dell’innovazione globale al CES, il Padiglione Italia accoglie quest’anno 51 startup provenienti da 13 regioni, con delegazioni numerose da Lazio e Lombardia, una forte presenza di Veneto e Puglia, e una rappresentanza capillare che da Sud (Sicilia, Sardegna, Campania, Molise) al Centro e al Nord (Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana). L’ecosistema tricolore presenta un ventaglio di soluzioni trasversale che spazia dalla transizione energetica, con piattaforme per comunità solari e ricarica laser wireless, alla gestione smart del territorio e dell’agricoltura, attraverso materiali idro-ritentivi e monitoraggi infrastrutturali di ponti e aree a rischio. L’innovazione ridisegna i processi produttivi e lavorativi grazie a sensoristica industriale avanzata, sistemi di cybersecurity su blockchain e AI per il career coaching, ma pone al centro anche la persona: dalla salute, con esoscheletri, airbag indossabili e monitoraggio psicofisico, alla mobilità sicura con dispositivi anti-sonnolenza. L’intelligenza artificiale e la realtà virtuale, infine, rivoluzionano il lifestyle e l’industria creativa, spaziando da advisor finanziari e sportivi a suole per muoversi nel metaverso, fino a piattaforme per il cloud computing, l’influencer marketing e la certificazione di contenuti multimediali. Le startup: Accudire, AdapTronics, Agade, Aida Innovazione, Apprendo, Audioboost, Avacam, Beadroots, Beep, Chimera Tech, Cybertec, D-Air Lab, Elai, EMC Gems, Eye-Tech, EZ Lab, Fortitudo Diamonds, Fred, Ginga, Go-Oz, Hevolus, Icarus, IdolMatch, Innovatech, IntelligEarth, Koala, Limbico, Link In, Lookalike, MLR, Myndoor, NextRender, Nextsense, Oraigo, PA360, PopulaRise, Prodigy Products, RAME, REA Space, Salute360, Sensor ID, Social Thingum, SunCubes, Tinental, TrueScreen, Uptivo, Viber Alert, Vidoser, Volumio, WhoTeach, Wink Suite
19.12.2025
DITEDI: presentato il Report sull’innovazione digitale in FVG
DITEDI, il Cluster Regionale delle Tecnologie Digitali del FVG ha presentato il Report FVG Digitale 2025: La dimensione internazionale delle imprese digitali del Friuli Venezia Giulia. Il Report, realizzato con il contributo della Regione FVG e in collaborazione con i partner scientifici Università di Trieste, Università di Udine e Area Science Park, rappresenta l’appuntamento annuale in cui si presenta l’analisi sullo stato dell’arte e sulle prospettive delle imprese digitali regionali. Il tema scelto quest’anno per l’approfondimento strategico è legato alla dimensione internazionale delle imprese del settore ICT, vista come una sfida e un’opportunità da cogliere per rafforzare la competitività del territorio. Area Science Park ha contribuito al report analizzando il settore grazie alla piattaforma Innovation Intelligence FVG, approfondendo, tra gli altri, dati relativi agli indicatori sviluppati internamente su internazionalizzazione e innovazione. Il comparto digitale del Friuli Venezia Giulia si conferma un settore in espansione e in continua trasformazione. Nel 2025 le imprese ICT regionali raggiungono quota 2.281, evidenziando una costante crescita del comparto. Udine si conferma il principale polo di attrazione, Pordenone mantiene un ruolo rilevante grazie al legame con la manifattura avanzata e Trieste rafforza la sua posizione strategica grazie all’apporto del ricco sistema di enti di ricerca scientifica. Dall’analisi 2025 emergono due dimensioni centrali: a) l’andamento economico, che evidenzia ricavi in crescita ma margini sotto pressione, dovuti a costi operativi crescenti e a un aumento della spesa in investimenti, e b) l’apertura verso nuovi mercati. In particolare, la dimensione internazionale diventa uno dei temi cardine su cui DITEDI vuole porre l’attenzione e indirizzare le attività per gli anni a venire. Infatti solo una quota marginale di imprese digitali opera con continuità nei mercati esteri. Il tema dell’internazionalizzazione per le imprese digitali non è banale, perché tocca meccanismi e dinamiche di mercato che hanno logiche totalmente differenti dai settori “tradizionali”. La filiera digitale è estremamente globale quando ci si riferisce alle grandi piattaforme tech ed estremamente locale se si guarda al lavoro dei tanti system integrator che compongono in larga parte il tessuto produttivo locale. Capire qual è il posizionamento strategico delle aziende del cluster e i motivi che hanno portato a determinate evoluzioni può accompagnare l’intero comparto verso percorsi di crescita, che vanno dal supporto ai processi di servitizzazione dei settori tradizionali alla definizione di nuovi prodotti digitali.
Servizi per l'Innovazione
18.12.2025
Il nuovo modello “Mini-Liver” dà impulso alla ricerca sulle malattie epatiche
I risultati di un importante studio pubblicato su Cell Reports, prestigiosa rivista internazionale, descrivono lo sviluppo di un nuovo modello in grado di ricostruire le caratteristiche fisiologiche fondamentali del fegato umano, consentendo di osservare in laboratorio i processi patologici che causano la degenerazione epatica. Lo studio, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, è stato coordinato da Giovanni Sorrentino, Group Leader, Modelli avanzati di malattia presso l’ICGEB e Professore Associato di Istologia all’Università di Trieste, e comprende un team multidisciplinare che include biotecnologi, fisici e clinici, con l’obiettivo di integrare biologia cellulare, genomica, ingegneria tissutale e osservazioni cliniche dirette per sviluppare una piattaforma di ricerca unica nel suo genere. “Il nuovo sistema è in grado di ricreare l’attivazione patologica delle cellule staminali epatiche”, afferma Sorrentino, esperto d’ingegneria dei tessuti in vitro basata sulle tecnologie delle cellule staminali e sugli organoidi tridimensionali. “Nelle prime fasi della malattia epatica cronica tale processo ha finalità rigenerative. Tuttavia, quando persiste, diventa uno dei principali fattori di infiammazione, cicatrizzazione dei tessuti e progressione verso malattie epatiche avanzate, compresi i tumori del fegato”. Per la prima volta, un modello messo a punto dai ricercatori consente di osservare i processi patologici che guidano la degenerazione del tessuto epatico nelle malattie croniche e nella progressione tumorale in un ambiente tridimensionale che riproduce fedelmente la complessità del fegato umano, preservando le interazioni tra le diverse popolazioni cellulari. I ricercatori hanno scoperto che le popolazioni di cellule staminali reattive dipendono in modo critico dalla loro capacità di sintetizzare il colesterolo. I farmaci ampiamente utilizzati nella pratica clinica per abbassare il colesterolo (come le statine) possono arrestare il processo di blocco dell’attivazione anomala delle cellule staminali, riducendo l’infiammazione e rallentando significativamente la progressione della malattia nelle patologie epatiche croniche. “Negli ultimi anni”, commenta Sorrentino, “i dati clinici provenienti da ampie popolazioni di pazienti hanno dimostrato che le persone che assumono statine per il trattamento di patologie cardiovascolari mostrano anche un rallentamento della progressione delle malattie epatiche croniche e una riduzione del rischio di sviluppare tumori al fegato come il colangiocarcinoma, che deriva da un’attivazione anomala prolungata delle cellule staminali.” Questo studio potrebbe rivelare i meccanismi molecolari alla base di questa connessione, spiegando perché le statine esercitano un effetto protettivo. Beatrice Anfuso, Suresh Velnati e Davide Selvestrel, primi autori dello studio, confermano che questi risultati rappresentano un progresso decisivo. Grazie alle diverse competenze dei membri del team, è stato possibile sviluppare una piattaforma che chiarisce come si manifesta la malattia e ne rivela anche le vulnerabilità iniziali. Il fatto che una di queste vulnerabilità possa essere trattata con farmaci già approvati rende questa scoperta promettente per un intervento terapeutico precoce e per la prevenzione della malattia.
Dai nostri campus
18.12.2025
Auguri e Felice anno nuovo da Area Science Park
In occasione delle festività di fine anno, Vi informiamo che l’Ente resterà chiuso nelle giornate: 29, 30 e 31 dicembre 2025; 2 e 5 gennaio 2026. Data la minor affluenza nei Campus di Area Science Park, inoltre, i servizi di ristorazione e bar subiranno alcune modifiche: Giornate di chiusura della mensa e del bar: dal 25 al 28 dicembre 2025 2 e 5 gennaio 2026 Giornate di chiusura della pizzeria: dal 22 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026 Riduzioni Servizio ristorazione e bar il 24, 29, 30 e 31 dicembre 2025 sarà attiva una sola linea self dal 22 al 31 dicembre 2025 il bar effettuerà un orario ridotto: dalle ore 8:00 alle ore 15:00.   I nostri migliori auguri di buone feste e per un 2026 ricco di soddisfazioni! Lo Staff di Area Science Park
Istituzionale
17.12.2025
Formazione tecnica per produrre vaccini nei Paesi in via di sviluppo
ICGEB e Developing Countries Vaccine Manufacturers Network (DCVMN) hanno avviato un Programma di Formazione sul Trasferimento Tecnologico con l’obiettivo di dotare i Paesi a basso e medio reddito delle conoscenze e delle competenze necessarie per accelerare la produzione di vaccini che possano proteggere dalle malattie infettive emergenti. Il percorso di formazione vede la partecipazione di dieci delegati provenienti da nove aziende membri del DCVMN di Paesi come Argentina, Ghana, India, Nicaragua, Tailandia e Vietnam. Il programma formativo prevede una parte online della durata di cinque settimane e una formazione in laboratorio di una settimana. La prima parte copre i fondamenti teorici del trasferimento tecnologico, inclusi proprietà intellettuale e licenze (IP), considerazioni su GMP (Buone Pratiche di Fabbricazione) e normative, diverse piattaforme di processo dei vaccini e una roadmap per un’esecuzione di successo. La seconda fase si svolge presso l’Unità di Sviluppo Biotecnologico dell’ICGEB a Trieste e offre un’esperienza pratica e immersiva in un ambiente simile a quello delle GMP, permettendo ai partecipanti di mettere in pratica i concetti appresi. A conclusione del percorso i partecipanti torneranno alle loro organizzazioni con il know-how necessario per condividere le conoscenze, amplificare l’impatto della formazione e tradurre gli apprendimenti in azioni concrete per lo sviluppo e la produzione di vaccini nei loro Paesi.
Dai nostri campus
16.12.2025
INFIRE, due giornate di formazione su strumenti finanziari e gestione dei dati in materia di adattamento climatico
Supportare le città e le regioni del Mediterraneo nella loro lotta contro il cambiamento climatico, promuovendo azioni rapide e condivise per mitigare ulteriori ripercussioni ambientali, sociali ed economiche avverse. Questo l’obiettivo principale del progetto INFIRE – INnovative FInancing solutions for climate planning of REsilient and carbon neutral living areas, che riunisce 10 partner esperti con competenze altamente complementari che collaborano per creare una struttura di supporto di lunga durata per rafforzare le capacità delle autorità pubbliche nelle regioni coinvolte di sviluppare, implementare e monitorare soluzioni e strumenti politici olistici di adattamento al clima e neutralità del carbonio. A tal fine, si è svolto in Area Science Park il workshop Train-the-Trainer (TtT), riunendo partner tecnici provenienti da sette Paesi del Mediterraneo per due giornate di apprendimento, confronto e attività pratiche al fine di consolidare strumenti e metodologie che saranno quindi trasferiti ai comuni pilota nella prossima fase del progetto in avvio in questi ultimi mesi del 2025. Sono stati affrontati temi chiave per il rafforzamento delle competenze delle autorità pubbliche: dalla conoscenza dei principali schemi di finanziamento pubblici e privati — inclusi modelli innovativi come i partenariati pubblico-privati (PPP) e iniziative guidate dai cittadini — ai criteri per selezionare gli strumenti finanziari più idonei in funzione delle caratteristiche dei diversi interventi. Sono stati inoltre approfonditi gli aspetti operativi legati a green bond e climate bond: criteri di eleggibilità, procedure di emissione, requisiti degli investitori e obblighi di rendicontazione, con un’attenzione specifica alle esigenze dei comuni di piccole dimensioni. Infine, ampio spazio è stato riservato alla costruzione di sistemi di gestione dei dati solidi ed efficienti, indispensabili per monitorare e valutare le azioni locali in materia di adattamento climatico. I partecipanti hanno lavorato su indicatori, qualità del dato e interoperabilità, sviluppando competenze fondamentali per garantire decisioni basate su evidenze affidabili. Per maggiori informazioni sul Progetto INFIRE clicca QUI
CAMBIAMENTO CLIMATICO Servizi per l'Innovazione
16.12.2025
Blue Economy e Industria 4.0: Call of Interest per accompagnare 10 PMI
La trasformazione digitale diventa un’opportunità concreta per le imprese della Blue Economy. E’ attiva una Call of Interest regionale rivolta alle Piccole e Medie Imprese che operano nei settori legati all’economia del mare, nell’ambito del progetto europeo BEST4.0 – Blue Economy Sectors Digital Transformation towards Industry 4.0, finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia–Croazia 2021–2027. La Call resterà aperta fino al 31 gennaio 2026. L’iniziativa consentirà a 10 PMI dell’area di cooperazione di accedere gratuitamente a servizi avanzati di innovazione, digitalizzazione e sviluppo delle competenze, messi a disposizione dal partenariato internazionale di BEST4.0. La Call BEST4.0 rappresenta per le PMI della Blue Economy un’occasione concreta per sperimentare tecnologie e servizi innovativi, riducendo i rischi legati agli investimenti e accedendo a competenze che spesso non sono disponibili internamente. Un percorso guidato che mette al centro digitalizzazione, sostenibilità e competitività, rafforzando il ruolo delle imprese del mare nello scenario economico dell’area adriatica. Trovi tutte le informazioni e la documentazione relativa alla Call QUI  
Blue Economy Servizi per l'Innovazione
16.12.2025
Al via la Open Call NACHIP per soluzioni innovative sull’idrogeno
È ufficialmente aperta la prima Open Call di NACHIP per finanziare soluzioni innovative nella hydrogen value chain, con scadenza per le domande il 3 febbraio 2026. NACHIP (North Adriatic Clean Hydrogen Investment Platform) è una piattaforma co-finanziata dall’Unione Europea attraverso lo strumento I3, che mira ad accelerare tecnologie pulite legate all’idrogeno nei settori della produzione, mobilità e aree urbane. La call NACHIP è dedicata al sostegno di soluzioni tecnologiche mature nel settore dell’idrogeno, con particolare attenzione a prodotti, servizi o processi innovativi applicabili lungo la catena del valore dell’idrogeno. I progetti selezionati dovranno contribuire allo sviluppo, all’integrazione o alla dimostrazione di tecnologie già validate (TRL elevato), in linea con le esigenze dei progetti pilota NACHIP nei settori della produzione di idrogeno pulito, della mobilità e delle applicazioni urbane. La call offre fino a 60.000 € a PMI altamente innovative o a consorzi di piccole imprese, finanziando progetti con elevato livello di maturità tecnologica (Technology Readiness Level > 7). Il budget totale disponibile per questa prima open call è di 540.000 €, con copertura al 100 % dei costi ammissibili tramite il meccanismo di cascade funding. Possono partecipare PMI attive nelle tecnologie per l’idrogeno, componentistica, soluzioni digitali e altri ambiti rilevanti, registrate in regioni ammissibili dell’UE (inclusi Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Umbria, Slovenia e Croazia). Le proposte saranno valutate in base all’impatto strategico e alla capacità di rispondere alle esigenze tecniche del progetto NACHIP e dei cinque progetti pilota previsti dal programma. Per saperne di più: Launch of the NACHIP Open Call for SMEs – Funding Innovative Hydrogen Solutions – NACHIP
Infrastrutture tecnologiche
11.12.2025
Deep Tech Revolution, 80 progetti innovativi candidati al bando di Area
Sono 80 i progetti innovativi ammessi alla selezione finale di Deep Tech Revolution, programma dell’ente nazionale di ricerca Area Science Park del valore di 1 milione di euro dedicato a progetti d’impresa innovativi ad alta tecnologia. Provenienti da 14 regioni italiane, i progetti candidati sono ora al vaglio di un comitato internazionale di esperti ed esperte che selezionerà, entro il 15 gennaio, i cinque vincitori destinatari di un contributo di 200mila euro ciascuno, di cui una metà erogata in denaro e una metà erogata in forma di servizi di ricerca e di accompagnamento alla crescita. Deep Tech Revolution. Il programma nasce per promuovere e sostenere ricerca di frontiera e innovazione deep tech con focus su quattro settori identificati come aree chiave per lo sviluppo di tecnologie di grande impatto, ovvero scienze dei materiali, digitale avanzato, filiere energetiche verdi e scienze della vita. Il programma finanzia a fondo perduto cinque progetti innovativi ciascuno per un massimo di 200mila euro. Il contributo in denaro è destinato alla copertura di spese connesse all’attività di R&S (ricerca e sviluppo); il restante 50% è erogato in forma di servizi ad alta tecnologia che includono l’accesso a infrastrutture di ricerca e laboratori avanzati di Area Science Park e servizi di accelerazione di impresa e accompagnamento alla crescita. Le candidature. Nel periodo di apertura della call sono state 187 le manifestazioni di interesse da parte di startup, spin-off universitari o gruppi di ricercatori; mentre a completare tutti gli step necessari sono stati 80 progetti provenienti da quasi tre quarti delle regioni italiane (14 su 20). Spiccano Lazio e Friuli Venezia Giulia, entrambi con 15 progetti: Roma ne ha candidati 13, Trieste 8 e Udine 6. Nel Nord emergono Emilia-Romagna (10) e Veneto (8) – trainate rispettivamente dagli hub universitari di Bologna (6) e Padova (5) – oltre a Lombardia (6, Milano 5) e Piemonte (4). Il Centro, oltre al baricentro romano, mostra una buona consistenza con la Toscana (8, Pisa 6) e le Marche (1). Dal Sud Italia provengono 11 progetti, guidati da Puglia (5, Bari 4) e Abruzzo (3), a cui si aggiungono Campania (2) e Sicilia (1). Le aree tematiche più rappresentate nelle proposte sono le tecnologie digitali avanzate (39) e le life science (30), seguite da scienza dei materiali (24) e filiere energetiche verdi (13). Alcuni progetti dichiarano un inquadramento multisettoriale, per questo il totale per area supera il numero complessivo delle proposte. I progetti candidati sono in corso di valutazione da parte di un comitato tecnico scientifico internazionale secondo criteri che includono l’innovatività della soluzione, l’impatto potenziale, la scalabilità e la replicabilità, nonché l’utilizzo efficace dei servizi ad alta tecnologia offerti. I 5 progetti vincitori saranno annunciati entro il 15 gennaio 2026: il programma prenderà il via ufficialmente subito dopo. Il programma. L’accompagnamento avrà una durata di dodici mesi e prevederà due study visit internazionali che metteranno i partecipanti in contatto diretto con i principali ecosistemi di innovazione e ricerca a livello globale; oltre a bootcamp formativi e di capacity building e attività di networking e incontri per favorire collaborazioni, investimenti e crescita strategica tramite connessioni con attori chiave. Il valore aggiunto dell’iniziativa è che ricercatori e/o startupper promotori dei progetti finanziati avranno per la prima volta accesso privilegiato a infrastrutture di ricerca e laboratori di Area Science Park. Fanno parte dell’offerta i laboratori per indagini strumentali, biologia strutturale, cellulare e molecolare e il Laboratorio di Genomica ed Epigenomica; la strumentazione per l’analisi dei nanomateriali e dei materiali innovativi per l’energia con il Laboratorio di Microscopia Elettronica; l’infrastruttura di calcolo High Performance Computing (HPC) con il laboratorio di Data Engineering, e i servizi di advanced technology and business analysis.
Comunicati Stampa Servizi per l'Innovazione
11.12.2025
IA e scienze della vita: Area alla scuola di biofisica in Guatemala
Creare un luogo di incontro tra discipline diverse, in cui studenti e ricercatori possano acquisire nuovi strumenti e competenze per affrontare questioni scientifiche al confine tra fisica e biologia. Con questo obiettivo si è svolta la prima scuola di biofisica organizzata in Guatemala all’Università del Valle dal 26 novembre al 5 dicembre, promossa da ICTP – International Centre for Theoretical Physics con la partecipazione di Area Science Park. Tra i panelist anche Francesca Cuturello, ricercatrice del Laboratorio di Data Engineering (LADE) di Area Science Park, che ha tenuto il corso Machine Learning for Structural Biology. Nel suo intervento la ricercatrice ha illustrato come i modelli statistici di intelligenza artificiale possano essere utilizzati per comprendere la struttura e le funzioni delle biomolecole. Alla scuola ha partecipato anche la studentessa PhD di Area, Edith Natalia Villegas Garcia, presente nel comitato organizzatore e nel ruolo di esercitatrice del corso di Machine Learning. La scuola rappresenta un passo importante verso la costruzione di una rete internazionale di biofisica, con l’obiettivo di promuovere la ricerca in biofisica e creare legami duraturi tra le università del Guatemala e la comunità scientifica internazionale.
Infrastrutture di ricerca
10.12.2025
Metalmeccanica: pubblicato il report 2025 di COMET
Il nuovo report dell’Osservatorio Metalmeccanica FVG, promosso da COMET – Cluster Metalmeccanica Friuli Venezia Giulia con la collaborazione di Area Science Park, Intesa Sanpaolo, Università di Trieste e Università di Udine, restituisce l’immagine di un comparto che torna a crescere dopo due anni di lieve arretramento (-0,7% nel 2023, -0,6% nel 2024). Presentato presso Cantina Pitars di San Martino al Tagliamento all’incontro dal titolo “Navigare il cambiamento: strategie e adattamento delle imprese metalmeccaniche FVG”, ha rappresentato un’occasione di confronto tra mondo della ricerca, istituzioni e imprese. Dopo i saluti istituzionali, il programma si è articolato in due tavole rotonde: una dedicata al report, l’altra ha invece dato voce alle imprese, con gli interventi di AlfaTech Srl, Cappellotto Spa, Latofres Srl e Mit Srl – MIT Group, che hanno condiviso esperienze concrete di adattamento strategico, innovazione e internazionalizzazione. A moderare il confronto Saverio Maisto, direttore del Cluster COMET, e Michele Valerio di Eupragma. Le conclusioni sono state affidate al presidente del COMET, Sergio Barel. INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ La metalmeccanica, che rappresenta il 43% della manifattura regionale e si conferma pilastro del sistema produttivo, registra infatti un incremento dello 0,9%, confermando i dati di giugno 2025, mentre il resto della manifattura FVG mantiene una dinamica negativa (-1,4%). La specializzazione elettro-meccanica rimane dominante, con un contributo del 3% da parte delle filiere collegate. La distribuzione territoriale rimane concentrata nelle province di Udine e Pordenone, dove si colloca il 77% delle imprese osservate. Emerge con forza il tema dell’innovazione: il 36% delle aziende metalmeccaniche mostra segnali concreti – brevetti, progetti europei o regionali, startup e spinoff – in una quota superiore rispetto al resto della manifattura, che si ferma al 32%; pur in un contesto di calo generale, la metalmeccanica mantiene dunque una posizione di vantaggio. Anche la sostenibilità ambientale segna un passo avanti: le imprese che hanno ottenuto certificazioni energetiche o ambientali, partecipato a progetti europei o depositato brevetti green crescono del 6% rispetto al 2024, raggiungendo quota 161; il resto della manifattura registra invece una flessione dell’8%. FATTURATO E STRATEGIE Sul piano economico, il fatturato della metalmeccanica regionale tra il 2021 e il 2024 è cresciuto dell’8,7%, in linea con l’andamento nazionale. Tuttavia, nel confronto tra il 2024 e il 2023, il FVG ha subito un calo più marcato (-4,1%) rispetto al resto d’Italia (-3,3%). La redditività, misurata dall’Ebitda Margin, è scesa dall’11,8% al 10,8%, pur restando vicina alla media nazionale. In controtendenza, la solidità patrimoniale delle imprese regionali si è rafforzata: il patrimonio netto sul passivo ha raggiunto il 39,7%, in crescita rispetto al 37,4% dell’anno precedente e superiore al dato nazionale. Le differenze dimensionali mostrano come le microimprese abbiano sofferto di più, con un calo del fatturato del 5,1%, seguite dalle piccole (-4,0%), mentre le medie e grandi hanno limitato la flessione allo 0,8%. I margini operativi restano simili per tutte le dimensioni, attorno al 9,5%, ma la patrimonializzazione è più robusta nelle grandi imprese, che tra il 2022 e il 2024 hanno guadagnato 7 punti percentuali. Il report sottolinea inoltre l’importanza della governance e delle strategie adottate. Le aziende con almeno un under 40 nel board hanno registrato crescite a doppia cifra (+26,8%), mentre quelle con tutti i membri over 65 si sono fermate al +5,9%. L’orientamento ai mercati esteri ha garantito un incremento del 20% contro il 16% delle imprese non esportatrici. Certificazioni di qualità, certificazioni ambientali e brevetti si confermano leve decisive di sviluppo, con tassi di crescita rispettivamente del 22,9%, 27,3% e 17,4%. Infine, il report dedica spazio ad alcune realtà emblematiche del territorio, tra cui AlfaTech, Latofres, PMI e TSM (Fiume Veneto), Cappellotto (Fontanafredda), Gruppo Cividale (Tavagnacco,) Cosma Group (Porcia), Mit Srl – MIT Group (San Quirino), Startech (Trieste), Mec-2 (Casiacco). CONCLUSIONI: BAREL Concludendo, i dati 2025 confermano un elemento chiave: le imprese della metalmeccanica regionale stanno reagendo con determinazione alla complessità dello scenario internazionale. Le strategie di diversificazione dei mercati, messe in campo già da tempo, stanno mostrando segnali concreti di efficacia, come dimostrano le performance dell’export nei primi mesi dell’anno, in crescita nonostante le incertezze geopolitiche e i nuovi dazi USA. Tuttavia, la sfida è tutt’altro che conclusa. “I dati del secondo semestre 2025 ci consegnano una fotografia nitida: la metalmeccanica del Friuli Venezia Giulia ha saputo navigare la tempesta meglio del resto del comparto manifatturiero, segnando un’inversione di tendenza positiva – afferma il presidente del Comet, Sergio Barel -. Tuttavia, non possiamo ignorare la crescente polarizzazione del nostro tessuto produttivo: la forbice tra chi corre, trainato da export, certificazioni e una governance giovane, e chi fatica, si sta allargando. Il tempo delle decisioni basate solo sull’intuito è finito. Il futuro richiede alle nostre imprese un cambio di paradigma fondato sull’agilità strategica, sulla lucidità dei dati e sulla capacità di captare i segnali deboli del cambiamento. In questo scenario, il ruolo del COMET è cruciale: portare l’ecosistema dell’innovazione e l’accesso ai mercati internazionali anche alle PMI meno strutturate, supportandole in questo salto culturale. Abbiamo imparato a navigare in mari tempestosi; ora dobbiamo alzare lo sguardo e prepararci al futuro con continuità, visione e coraggio”. TAVOLE ROTONDE Alla serata dedicata all’analisi del comparto regionale e alle strategie di adattamento, sono intervenuti esperti di rilievo provenienti dal mondo bancario, accademico e della ricerca. Nella tavola rotonda moderata dal direttore del COMET, Saverio Maisto, Anna Maria Moressa di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato come le PMI abbiano mostrato una maggiore tenuta nella marginalità rispetto alle grandi imprese, grazie alla qualità che ha permesso di mantenere attiva la filiera locale. Maria Chiarvesio dell’Università degli Studi di Udine, ha posto l’accento sul contesto geopolitico sfavorevole e su come le imprese possono tracciare e monitorare il cambiamento, cogliendo le opportunità. Guido Bortoluzzi dell’Università degli Studi di Trieste, ha presentato tre modalità con cui le aziende intercettano segnali dal mercato: attraverso rapporti con imprese capaci di analisi di scenario, il dialogo con i fornitori, l’impiego di osservatori esterni. Da qui la riflessione di Saverio Maisto, che ha rilanciato: “In difesa o in attacco? Di sicuro mai fermi”, e infatti Bortoluzzi consiglia di “gettare più ami in settori diversi o di pescare più a fondo dove i competitor non arrivano”. Enrico Longato di Area Science Park, ha portato l’attenzione su indicatori di innovazione e sostenibilità quali la partecipazione a bandi europei green, il deposito di brevetti, le certificazioni. Nella seconda tavola rotonda, moderata da Michele Valerio di Eupragma, hanno condiviso esperienze concrete di adattamento e visione strategica le imprese Alfatech Srl, Cappellotto Spa, Latofres Srl e MIT Srl – MIT Group, protagoniste di un confronto diretto sulle sfide e soluzioni adottate nel contesto metalmeccanico regionale.
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