La velocità è bio-rinnovabile

14/07/2016 - Servizi per l'Innovazione - Materiali
Solar One è un veicolo realizzato con tecnologia pre-preg utilizzando una resina messa a punto da AEP Polymers.

Dedicare l’ultimo anno di studi alla realizzazione di un’auto solare perfettamente funzionante: è la scelta che possono fare gli studenti della facoltà di ingegneria dell’Università KU Leuven in Belgio. Una volta creato il prototipo, lo si può iscrivere alla World Solar Challenge, competizione biennale dove si sfidano decine di modelli progettati da studenti provenienti da tutto il mondo. In gara nell’ultima edizione c’era anche “Solar One”, un veicolo in fibra di carbonio ideato dal Punch Powertrain Solar Team.

La scocca di Solar One è stata realizzata con tecnologia pre-preg utilizzando una resina messa a punto da AEP Polymers, startup attiva nella R&S dei nuovi materiali, e prodotta da Cardolite, tra i leader mondiale del la produzione e vendita di derivati da cardanolo, un olio naturale non commestibile estratto dai gusci degli anacardi. I pre-preg sono dei tessuti di rinforzo realizzati con fibre di carbonio, lino, miste, etc. impregnati con una formulazione latente solitamente epossidica – cioè contenente un atomo di ossigeno che fa da ponte tra due atomi di carbonio – fino al momento dello stampaggio. Nati per applicazioni aerospaziali, i pre-preg sono attualmente utilizzati per produrre parti di auto, scafi da competizione, attrezzature sportive e sono tra i materiali più promettenti nel settore dei compositi. In effetti, si sono rivelati un’ottima scelta per la realizzazione della Solar One, che ha percorso senza problemi gli oltre 3.000 chilometri della competizione che separano Darwin da Adelaide, posizionandosi al quinto posto.

AEP Polymers, specializzata nella valorizzazione delle biomasse di scarto per creare nuovi polimeri e formulati, ha contribuito a realizzare una delle resine del composito epossidico utilizzato per realizzare l’auto. “La matrice polimerica della struttura in composito dell’auto contiene una resina ottenuta da cardanolo in grado di garantire eccellente adesione alle fibre di carbonio e di migliorare l’assorbimento delle vibrazioni” – spiega Andrea Minigher, tra i fondatori di AEP Polymers. L’impiego di questa resina in un formulato epossidico ha consentito la creazione di un pre-preg con il 45% di contenuto bio-rinnovabile”.

Punto di forza del progetto è stato proprio l’utilizzo di materiali eco-sostenibili. Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di nuovi materiali ottenuti da fonti naturali rinnovabili, alternativi ai comuni derivati dal petrolio, notoriamente caratterizzati da elevato impatto ambientale. In ambito industriale vengono utilizzati un gran numero di polimeri che costituiscono componenti e oggetti di uso comune: apparecchiature elettroniche, utensili, materiali per infrastrutture, tubazioni, pannelli, prodotti per la verniciatura, schiume per l’isolamento e l’imbottitura etc. Il consumo di questi polimeri è di diversi milioni di tonnellate l’anno e la stragrande maggioranza deriva proprio dal petrolio. Su scala globale, già da qualche tempo, sta prendendo piede l’esigenza di trovare sul mercato resine e polimeri derivati da fonti rinnovabili che offrano prestazioni paragonabili ai materiali attualmente in commercio.

“Stiamo lavorando anche su altre biomasse come, per esempio, la lignina, materiale di scarto dei processi industriali di produzione della cellulosa e delle bioraffinerie” – conclude Minigher. Questo nuovo filone vede tra l’altro AEP Polymers impegnata come partner del progetto Europeo SmartLi (Smart Technologies for the Conversion of Industrial Lignins into Sustainable Materials), finanziato dalla Bio-Based Industries Public Private Partnership in seno al programma quadro Horizon 2020 della Comunità Europea, per la creazione di nuovi polimeri e materiali per usi industriali.