To the Next 40 Years of Science & Innovation: i primi 40 anni di attività di Area

31/05/2018 - Servizi per l'Innovazione

Area Science Park, agenzia per l’innovazione, ente nazionale di ricerca e gestore del più importante parco scientifico e tecnologico italiano, compie i suoi primi 40 anni di attività. Dal 1978, Area Science Park lavora incessantemente per favorire lo sviluppo dei processi d’innovazione e far dialogare tra loro il mondo della ricerca e dell’impresa, il settore pubblico e privato, operando inoltre come incubatore e acceleratore per la creazione e lo sviluppo di startup innovative.

Per ricordare questo importante percorso e tracciare le linee guida per il futuro, si è svolto al Teatro Verdi di Trieste un incontro che ha visto intervenire esponenti di fama nazionale del mondo dell’innovazione, dell’industria e della scienza, rappresentanti del mondo istituzionale e politico, moderati dal giornalista economico Alan Friedman.

«L’innovazione – ha ricordato Friedman – rappresenta il principale mezzo attraverso cui l’Italia può migliorare la produttività e competitività, colmando finalmente il vero gap che la separa dalla Germania. Per vincere questa sfida, l’Italia ha bisogno di puntare su realtà come Area, dove ricerca e imprenditoria si incontrano per generare benessere, crescita e lavoro».

«Oggi celebriamo i nostri primi 40 anni di attività, un traguardo importante, costellato di successi, ma anche di fallimenti, di cui abbiamo fatto tesoro» ha dichiarato Sergio Paoletti, presidente di Area Science Park. «I grandi investitori cinesi – ha aggiunto – puntano oggi su tre elementi: porto, parco e città. Sono gli stessi su cui abbiamo scelto di puntare anche noi, lavorando assieme a partner di rilevanza nazionale».

«Area Science Park è un esempio di primo piano di ecosistema strutturato di collaborazione tra pubblico e privato. Ponendosi come obiettivo l’interazione tra ricerca e industria, fattore trainante per garantire lo sviluppo, rappresenta un importante acceleratore per lo sviluppo economico». Così il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. 

Secondo Stefano Casaleggi, direttore generale di Area Science Park, «rendere l’Italia un Paese più competitivo e attrattivo è la sfida a cui siamo chiamati tutti a contribuire nei prossimi anni». Casaleggi fa l’esempio del Triveneto: 7 milioni e duecentomila abitanti in un territorio 40.000 km², 22.000 imprese manifatturiere, 9 università con 8000 tra professori e assegnisti e 32.000 studenti, di cui 4000 laureati in discipline scientifiche. «Considerando i trend attuali – ha spiegato – in 10 anni, questo territorio rischia di perdere il 5% della forza lavoro. Per trasformare questo trend negativo in un’opportunità di crescita, dobbiamo creare una vera e propria rete di distribuzione e logistica della conoscenza, ovvero potenziare la collaborazione tra ricerca pubblica, in particolare quella che si fa nelle università, e impresa privata, condividendo le competenze e lavorando insieme».

«Per rilanciare l’economia italiana – è l’opinione di Arnaldo Camuffo, direttore del Centro di Ricerca ICRIOS dell’Università Bocconi di Milano ed esperto di economia e trasformazione digitale – occorrono imprenditori e manager galileani, capaci di innovare con la creatività e il rigore del metodo scientifico».

Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Orientale e partner di Area Science Park nella creazione di un hub industriale 4.0 che ha già iniziato ad attrarre nel porto di Trieste imprese innovative ad alta tecnologia, è fermamente convinto che «la sostenibilità e l’innovazione sono le due sole possibilità per un porto italiano di essere competitivo a livello globale, e Trieste le può sfruttare entrambe in maniera perfetta».

Per Licia Mattioli, vicepresidente per l’Internazionalizzazione di Confindustria: «L’innovazione tecnologica è una delle chiavi per il successo di un’impresa. Costruire oggi un sistema industriale 4.0 significa cogliere le opportunità offerte dal contesto internazionale».

Alla mattinata di dibattito è intervenuto infine il professor Giuseppe Macino, direttore del progetto bandiera Epigen. Eccellenza italiana, multidisciplinare, Epigen coinvolge 70 gruppi di ricerca diversi con l’obiettivo di comprendere come i meccanismi epigenetici regolano i processi biologici, determinano la variazione fenotipica e contribuiscono all’insorgenza e alla progressione delle malattie. «La medicina del futuro – ha sottolineato Macino – non mira più a curare ma a sostituire ciò che non funziona. Genomica e post genomica sono ormai una realtà, e un’enorme possibilità di sviluppo per la salute e l’economia del Paese».