Il ruolo della ricerca secondo gli italiani

18/05/2017 - I Nostri Campus
Presentato in AREA Science Park l’Annuario Scienza, Tecnologia e Società 2017 di Observa

Cosa pensano gli italiani della ricerca scientifica? Quanto sono interessati alla tecnologia? I dati presentati dell’Annuario Scienza, Tecnologia e Società sfatano ancora una volta lo stereotipo di un pubblico italiano scientificamente analfabeta, poco interessato o addirittura ostile nei confronti della scienza e della tecnologia.  L’Annuario redatto da Observa Science Society è stato presentato questa mattina a Trieste In AREA Science Park in un evento al quale hanno preso parte Giuseppe Pellegrini, presidente di Observa, Sergio Paoletti, presidente di AREA Science Park, Agnese Sonato, esperta di divulgazione ed Enrico Tongiorgi, dell’Università degli Studi di Trieste.

L’Annuario Scienza Tecnologia e Società propone, in forma sintetica e accessibile, una raccolta aggiornata dei dati e delle informazioni più recenti provenienti dalle più accreditate fonti nazionali e internazionali, utili per comprendere lo stato e le trasformazioni della ricerca e dell’innovazione nella nostra società. Giunto alla tredicesima edizione, l’Annuario si caratterizza quest’anno per la particolare attenzione riservata alla rappresentazione grafica dei dati, con l’inserimento di infografiche e di un fumetto.

La maggior parte dei cittadini esprime giudizi critici su vari aspetti delle politiche della ricerca italiana: la carenza di investimenti, il condizionamento della politica, il limitato ricambio generazionale. Nell’ultima rilevazione Observa ha chiesto agli italiani di esprimere un giudizio sulle azioni dei soggetti che operano a vario titolo nel campo della ricerca: l’Unione Europea, l’Italia e la regione di appartenenza, le università e gli istituti di ricerca pubblici, le fondazioni bancarie e gli altri enti che finanziano la ricerca, le aziende e le associazioni che si occupano di ricerca. Solo tre soggetti che operano nel campo della ricerca non ottengono giudizi prevalentemente positivi dalla maggior parte degli italiani; in particolare, le azioni per la ricerca intraprese dallo Stato italiano sono giudicate negativamente dal 54% degli intervistati. A essere valutati molto positivamente, invece, sono soprattutto le università e gli istituti di ricerca (83%) e le associazioni che si occupano di ricerca (79%). E il 60% degli intervistati considera efficaci pure le azioni per la ricerca intraprese dalle aziende e dall’Unione Europea.

Quasi nove intervistati su dieci pensano che i ricercatori italiani siano costretti dalle condizioni in cui versa la ricerca ad andare a lavorare all’estero e che l’Italia investa troppo poco in questo settore; più dell’80% ritiene anche che la ricerca italiana sia troppo condizionata dalla politica. Una quota più bassa rispetto al 2014, ma comunque molta alta, crede che lo spazio per le nuove generazioni di ricercatori sia assai limitato (72%) ed è convinta che l’ambiente di lavoro degli scienziati sia «dominato dai maschi» (55%); mentre cresce, rispetto alla rilevazioni precedenti, l’idea che un ricercatore possa conservare la propria indipendenza anche se finanziato da un’industria (55%). Degni di nota sono altri due dati: più di sette intervistati su dieci ritengono che gli stipendi dei ricercatori siano troppo bassi e che i cittadini non capiscano fino in fondo l’importanza della ricerca.

In linea con queste opinioni, la maggior parte degli italiani ritiene che si debbano dedicare fondi per richiamare ricercatori italiani eccellenti dall’estero (33%) e che bisognerebbe promuovere bandi di ricerca per finanziare i progetti migliori proposti dai ricercatori (26%). È interessante notare, a questo proposito, che i cittadini preferiscono questo tipo di bandi piuttosto che il finanziamento di grandi progetti speciali su temi di ricerca specifici (17%). Questa misura ottiene la stessa percentuale di preferenze della promozione di borse di ricerca riservate ai ricercatori più giovani, mentre riservare fondi di ricerca specificatamente per le donne è un’opzione poco scelta dai cittadini.

Considerate le misure indicate, in quale aree dovrebbero essere adottate in maniera prioritaria? Tra le aree in cui lo Stato italiano dovrebbe investire di più, al primo posto c’è la Ricerca in campo biomedico (40%), seguita a circa metà strada dalle Tecnologie per l’energia (22%) e a notevole distanza dal Patrimonio culturale, l’Innovazione industriale e la Produzione alimentare. Fanalini di coda rispetto a questi temi sono invece le Tecnologie per la sicurezza e per i trasposti o la Ricerca aerospaziale.