3 febbraio 2020
L’economia circolare in Italia vale 88 miliardi in termini di fatturato e occupa circa 575.000 persone
Il settore genera un valore aggiunto che eguaglia all’incirca quello del settore energetico e di quello tessile.

Secondo lo studio effettuato da Bianchi (2018), le attività riconducibili all’economia circolare in Italia valgono 88 miliardi in termini di fatturato e richiedono circa 575.000 occupati. Il valore aggiunto generato da tali attività è pari a circa 22 miliardi e rappresentano quasi l’1,5% del valore aggiunto nazionale, pareggiando all’incirca quello del settore energetico e di quello tessile.
La metodologia di Bianchi prende in considerazione sia le attività industriali che quelle commerciali e di servizi, ma solo se finalizzate al riciclo o alla prevenzione della produzione di rifiuti. Tale metodologia perciò non prende in considerazione tutti quei settori e pratiche propri dell’economia circolare, come ad esempio i servizi relativi allo sharing, che non ricadono nelle categorie sopra citate. Si evince perciò che il valore economico complessivo potrebbe superare significativamente tali valori.

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L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che:
a) rende più efficiente l’uso delle risorse, introducendo, ove possibile, materiali ed energie rinnovabili
b) mantiene il più a lungo possibile il valore dei materiali e dei prodotti nell’economia
c) riduce la produzione di rifiuti d) trasforma eventuali rifiuti in materie prime seconde da ri-immettere nel ciclo produttivo.
Come conseguenza l’EC contribuisce a sviluppare “un’economia sostenibile, a basse emissioni di carbonio, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva” (Fonte: Parlamento Europeo, 2015)


 

 

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