Agricoltura: più batteri (buoni), meno fitofarmaci

15/11/2017 - I Nostri Campus - Genetica
Soia, mais, frumento e orzo: all'ICGEB si studiano batteri endofiti che vivono all’interno delle piante senza causare danni.

 

Promuovere un’agricoltura sostenibile e meno dipendente dai fitofarmaci e dagli agrochimici. Un traguardio possibile oggi grazie a progetti di ricerca come quello portato avanti nel Gruppo di Biotecnologie Industriali dell’ International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (ICGEB).

È già a uno stadio avanzato lo studio di batteri associati a colture di importanza globale come soia, mais, frumento e orzo. In particolare, all’ICGEB stanno isolando e studiando i batteri endofiti, ovvero che vivono all’interno della pianta senza causare danni. Questi batteri possono avere proprietà benefiche in termini di promozione della crescita della pianta attraverso meccanismi quali azoto-fissazione, la produzione di molecole con azione stimolante sull’accrescimento come l’acido indolacetico, la solubilizzazione dei fosfati o l’antagonismo verso gli agenti patogeni microbici. In passato si sono studiati molto i batteri della rizosfera – la porzione di suolo che circonda le radici – , alcuni dei quali sono tutt’ora usati come inoculanti per la promozione della crescita.

La rizosfera è un ambiente molto competitivo e non sempre questi prodotti sono efficaci come si vorrebbe. Per questo motivo negli ultimi anni si è andato diffondendo lo studio degli endofiti, col proposito di individuare microorganismi capaci di stabilirsi all’interno della pianta e qui mettere a frutto le proprietà benefiche di cui sono capaci, in condizioni di maggior protezione dalle condizioni competitive e stressanti dell’ambiente esterno.

“In pratica l’interesse verso i batteri endofiti punta allo sviluppo di inoculanti adatti per l’impiego in colture di largo interesse – spiega Giuliano Degrassi, group leader del team di Biotecnologie Industriali. Lo scopo è sia di promuovere la crescita delle piante che di proteggerle da microbi portatori di malattie. Va sottolineato che questo tipo di studi è reso possibile anche grazie ai fondi e alle infrastrutture messe a disposizione in Italia e in Argentina da aziende interessate a sviluppare e commercializzare inoculanti microbici”.